PDVSA in vendita?

Il Venezuela, pur essendo stato un punto di riferimento per la produzione di petrolio mondiale – nonostante la crisi economica degli anni ‘80 (1) -, soffre oggigiorno del crollo della produzione petrolifera.
Secondo l’ “OPEC Monthly Oil Market Report” del Dicembre 2019, in Venezuela vi è stata una diminuzione graduale negli anni sia delle perforazioni petrolifere – passate da 58 nel 2016 a 25 nel Novembre 2019 (2) -, che della produzione – passata da 1.911.000 di barili al giorno del 2016 a 697.000 barili al giorno del Novembre 2019. (3)
I dati riportati dall’OPEC sono discordi da quelli riportati dalle dichiarazioni dei dirigenti della PDVSA. Secondo l’azienda petrolifera di Stato, vi è stato un aumento della produzione del 20% – tra i 926.000 e i 965.000 barili al giorno – da quando sono in vigore le sanzioni statunitensi. (4)
A questa discordanza di dati, va aggiunto anche il pessimo stato – a livello di strutture e di organizzazione – della PDVSA.
Nel 2012, Sergio Sáez, un ingegnere meccanico, aveva descritto (5) come la PDVSA stesse subendo una progressiva perdita di potenziale produttivo a causa del deterioramento delle sue strutture e delle casse vuote – costringendo ad causando un aumento graduale del debito mediante l’emissione di obbligazioni a lungo termine da pagare alla Tesoreria Nacional, al Banco del Tesoro e al Banco Central de Venezuela -, che si andava ad aggiungere ai mancati pagamenti ai partner commerciali petroliferi che partecipavano alle imprese miste.
Un esempio recente di come il cattivo stato delle strutture e il carattere clientelare della dirigenza della PDVSA abbiano pregiudicato, lo scorso anno, un grosso investimento lo scorso anno con la China National Petroleum Corp (CNPC); questa, attraverso la PetroChina Co, volle coinvolgere l’azienda petrolifera di Stato venezuelana nel sud della Cina in un progetto di 10 miliardi. Quando la CNPC scoprì le condizioni organizzative della PDVSA, abbandonò ogni forma di collaborazione con quest’ultima. (6)
A distanza di un anno la multinazionale statunitense mass-mediatica e finanziaria “Bloomberg” pubblica l’articolo “Venezuela Weighs Privatizing Oil in Face of Economic Free Fall” di Fabiola Zerpa, Lucia Kassai e Ben Bartenstein. Secondo costoro i rappresentanti della dirigenza governativa si sono incontrati con Rosneft PJSC, Repsol SA ed ENI SpA per valutare la vendita delle proprietà petrolifere controllate dalla PDVSA e ripianare alcuni debiti di quest’ultima in cambio di beni.
L’incontro con queste tre multinazionali petrolifere è dovuto ai debiti che la PDVSA ha accumulato negli anni. Nell’articolo di Julianne Geiger, “The Fight For Venezuela’s Oil Is Heating Up” (7), vengono confermati i debiti contratti dalla PDVSA con le multinazionali citate, spiegando come la presenza di queste all’interno dell’azienda petrolifera di Stato possa avvenire solo con la modifica della Costituzione della Repubblica Venezuelana.
Per il governo di Maduro, e per tutta la boliburguesía, questa notizia – di cui vi sarà conferma nei prossimi giorni -, rientra nell’intenzione di recuperare terreno politico sia all’interno dell’OPEC che a livello dei mercati internazionali.
Risulta chiaro, comunque, come questo discorso sul petrolio sia un tentativo per chiudere una falla e continuare la diversificazione economica attraverso l’estrattivismo minerario. (8)

Note
(1) L’eccesso di produzione petrolifera degli anni ’80 e il conseguente crollo dei prezzi e fuga dei capitali, portarono le amministrazioni di Herrera Campins (1979-1984) e Lusinchi (1984-1989) ad allinearsi al capitalismo finanziario americano, trasformando la PDVSA da un’azienda di Stato in una multinazionale. Come scritto nella parte “La PDVSA e le Misiones Sociales come basi clientelari ed elettorali” dell’opuscolo “Venezuela: opportunisti e imbecilli al lavoro”, “le motivazioni di questa trasformazione erano dovute alla precisa volontà di mantenere l’autonomia aziendale, manovrando i contratti di servizi con le multinazionali e corrompendo l’entourage governativo.” Non bisogna dimenticare che la crisi economica degli anni ‘80 fu dovuta ad un fenomeno noto come il “male olandese”, dove “un settore industriale “trainante” per il PIL aumenti il valore della moneta nazionale e abbassi la competitività degli altri settori. Ciò comporta l’invischiamento dei servizi pubblici con gli interessi privati.
(2) Pag. 92 del documento. Link: https://www.opec.org/opec_web/static_files_project/images/content/publications/OPEC_MOMR_December_2019.pdf
(3) Pag. 58 del documento citato nella nota 2.
(4) “Producción petróleo de Venezuela en noviembre, la más alta desde que endurecieron sanciones EEUU”, Reuters dell’11 Dicembre 2019.
(5) “Desmontando el mito de la renta petrolera y de la “política petrolera revolucionaria” 2013-2019.”
Link: http://periodicoellibertario.blogspot.com/2012/07/desmontando-el-mito-de-la-renta.html
(6) “Exclusive: PetroChina to drop PDVSA as partner in refinery project – sources”, Reuters del 31 Gennaio 2019.
(7) Link: https://oilprice.com/Energy/Energy-General/The-Fight-For-Venezuelas-Oil-Is-Heating-Up.html
(8) L’esempio lo troviamo con il Plan Minero Tricolor, proposto a Giugno del 2019 dal governo di Maduro. L’obiettivo di questo piano è rilanciare l’economia nazionale attraverso l’estrattivismo minerario. La base di partenza, per il governo, è l’estrazione dell’oro nelle regioni dove governa il PSUV e stringere accordi con le aziende nazionali ed internazionali – specie con la Rusoro. I motivi di questa scelta sono le seguenti:
-pacificare parti del paese dove il PSUV ha una maggioranza schiacciante;
-diversificare l’economia in modo da uscire dall’iper-inflazione causata dal male olandese (causato a sua volta dall’estrazione petrolifera);
-mantenere stabile la produzione di 23 tonnellate d’oro (come dimostrato dal documento della World Gold Council. Link: https://mega.nz/#!bUQ0wAQK!RExZsCe3fCUFqdxjWlCEPXHvk_tDJkycnNbidYk9FDc )
-aumentare i guadagni ottenuti grazie ad un prezzo dell’oro in rialzo (come dimostrato nel grafico (link: https://goldprice.org/it/spot-gold.html) dell’ultimo anno). L’esempio calzante in tutto questo è l’esportazione di oro tra Venezuela e Turchia dello scorso anno. Link: https://www.oroyfinanzas.com/2018/07/venezuela-exporto-779-millones-oro-turquia-2018

This entry was posted in General and tagged , , , . Bookmark the permalink.