Odiare?

L’associazione Tlon (un’agenzia di eventi, scuola di filosofia, aggregatore di comunità, casa editrice, e libreria teatro) e lo studio legale Wildside di Bologna fanno partire la campagna “Odiareticosta“, un tentativo di favorire un linguaggio sui social contro l’odio e la violenza.
I social sono definiti come zone franche dove ognuno/a sfoga rabbia, frustrazione, offese e bullismo (1); per segnalare delle situazioni del genere, la campagna “Odiareticosta” ha costituito “un gruppo di avvocati, filosofi, comunicatori, investigatori privati e informatici forensi in grado di agire, in sede civile, dopo aver raccolto tutte le segnalazioni di chi è stato diffamato, offeso, calunniato, minacciato sui social.” (1)
Ci sarebbero molti aspetti che si ignorano. Andiamo con ordine.
Con la creazione delle prime Internet Relay Chat (IRC) e annessi canali alla fine degli anni ’80, i primi utenti su Internet cominciano a dialogare direttamente fra loro. All’interno di queste discussioni, spesso, si venivano a creare diatribe sempre più animate ed esasperate fino a concludersi con ban, minacce e quant’altro di simile. Le IRC hanno il loro tramonto con l’ “esplosione” dei social network commerciali nei primi anni del 2000 (myspace, badoo e netlog inizialmente; facebook e twitter successivamente); graficamente e tecnicamente superiori alle IRC, queste piattaforme virtuali sociali consentono all’utenza internettiana di poter interagire in diversi modi (scrittura, immagini, video) con costi nulli e semplicemente relegati all’aspetto tecnico (computer, utenza elettrica e telefonica). A questo va sommato come parte di quell’utenza internettiana proprietaria di aziende, cominci a spostare la propria pubblicità commerciale, abbandonando progressivamente i canali prediletti fino a quel momento (giornali cartacei e televisione)e radicandosi in queste piattaforme sociali. Lo stesso analogo ragionamento va verso quell’utenza internettiana politica.
Questa evoluzione grafica e tecnica – ma non di sicurezza verso l’utente, viste le falle e vendite di dati ad aziende terze – non ha affatto cambiato l’aspetto comportamentale dell’utente.
In tempi di crisi socio-economica e voglia di difendere il proprio orto (economico e culturale che sia), l’individuo sfoga maggiormente le sue frustrazioni su internet, creando o delle isole circoscritte (fenomeno tipico dei social network commerciali) oppure una folta schiera di seguaci simili a lui (anche questo è un fenomeno tipico dei social network commerciali ma lo troviamo benissimo in vari siti, specie quelli che fanno informazione) nel ribadire la difesa del proprio spazio.
Il privilegio è, quindi, la base di questa difesa del proprio orto. Ed essendo il privilegio un limite – in quanto circoscrive ed eleva a superiorità un individuo su un altro -, dobbiamo abbatterlo in quanto la risposta per risolvere questo presunto “odio” è uno strumento di controllo del potere: la sorveglianza.

Note
(1) Rossana Cavallari, “Odiare ti costa”, vita.it del 29 Luglio 2019. Link: http://www.vita.it/it/blog/dire-fare-sociale/2019/07/29/odiare-ti-costa/4726/

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