Contro Reich

Articolo scritto da Angelo Pezzana e pubblicato su “Fuori”, numero 11, Inverno 1973, pag. 3. L’articolo compare anche nel libro-antologia curato da Pezzana, “La politica del corpo”, Roma, Savelli, 1976.

Nel maggio 1963 usciva la prima edizione italiana della “Rivoluzione sessuale” di Wilhelm Reich. Avevo allora 22 anni. In quei tempi ormai lontani, non si parlava ancora di liberazione omosessuale, di femminismo e tanto meno di un movimento. Il mio unico approccio “politico” con l’ “esterno” in quanto omosessuale era rappresentato dalle discussioni con i compagni sui libri e films che avevano, interamente o in parte, personaggi o situazioni di carattere omosessuale. Credo di aver letto tutti i libri e visto tutti i films in cui si parlava di “noi”. In quegli anni, subito dopo aver provato il senso di sicurezza e di identità che mi veniva dall’aver scoperto il ghetto, di trovarmi cioè finalmente tra persone “identiche” a me, l’omosessualità era ancora qualcosa di non decifrato, sapevamo di esserlo ma non ne avevamo ancora la coscienza politica, e, se non proprio le giustificazioni, certo ci piacevano molto le interpretazioni.

LA SCOPERTA DI REICH
Leggere Reich, in quell’anno, significò la apertura verso una dimensione di me stesso che non avevo mai provato prima. Scoprire l’omosessualità come “fatto politico”, e per di più in un autore chiaramente rivoluzionario, mi fecero leggere la Rivoluzione sessuale press’a poco come i negri del secolo scorso dovevano aver letto la “Capanna dello zio Tom”.
E cioè nel modo peggiore. Reich mi diceva che non ero un delinquente, un pervertito, un essere dannoso, ma soltanto un malato, verso il quale l’atteggiamento più giusto da tenere era quello della comprensione. Io rispondevo: grazie, Wilhelm Reich, sei una persona meravigliosa! Se questo oggi può consolarmi per tanta idiozia devo dire onestamente che il mio atteggiamento era condiviso da tutti i miei compagni di allora. Ora ne posso capire le motivazioni ed il perchè. Dite a qualcuno, fin da piccolo, che è brutto e lui ci crederà. Ma se per caso un giorno si sentirà dire da un altro che no, non fa poi così schifo, è soltanto un po’ brutto, ma neanche poi tanto, ebbene questo qualcuno si sentirà enormemente riconoscente. Reich diceva che non dovevamo essere perseguitati? Questo bastava per impedirmi di valutare obbiettivamente il resto.

REICH RIVISITATO
Ho provato in questi giorni a rileggere la Rivoluzione sessuale, insieme ad un altro libro di Reich pubblicato quest’anno per la prima volta: “La lotta sessuale dei giovani” , che contiene un capitolo dedicato all’omosessualità. Quel che mi ha spinto a farlo è stata l’enorme attenzione che Reich sta avendo presso la sinistra, extra e non, e non solo italiana ma internazionale. Non mi interessa qui porre in discussione l’intera opera di Reich; altri l’hanno già fatto e molti studi critici sulle sue opere stanno uscendo, ma nessuno ha discusso la sua posizione nei confronti dell’omosessualità, cosa che invece voglio fare io.

IL MAIALE ALLO SPIEDO
L’analisi che Reich fa della situazione omosessuale in URSS negli anni immediatamente post-rivoluzionari e della Germania nazista rimangono una documentazione storica interessante. Anche perchè non abbiamo nessuna testimonianza omosessuale diretta, non avendo mai potuto parlare apertamente in prima persona.
Ma al di là dell’analisi storica, quel che Reich ha scritto dell’omosessualità potrebbe far gola al più accanito dei nostri contemporanei sessuo-fascisti.
Reich parla di “aumento del numero dei casi di omosessualità” proprio come se si trattasse di difterite o di colera. Come si diventa omosessuali? “Per un difettoso sviluppo sessuale nella prima infanzia che consiste nell’aver ricevuto molto presto una grave delusione dall’altro sesso“!
A parte il fatto che mi sarebbe molto piaciuto saperne di più su quel che Reich intendeva scrivendo “molto presto” devo ammettere che come interpretazione è sicuramente originale. Con la conseguenza che gli eterosessuali sono tali perchè non hanno mai ricevuto delusioni dall’altro sesso!!
Molto bene e andiamo avanti.
Molti bambini, infatti, diventano omosessuali quando il loro amore per una madre severa e rigida ha subito troppo forti e frequenti delusioni. Così come le bambine che diventano omosessuali sono state, evidentemente, troppo frustrate dal padre. Di solito queste delusioni precoci vengono rimosse, cioè, quelli che le hanno subite, le dimenticano completamente da adulti e le ricordano solo quando vengono sottoposti ad un trattamento psicoanalitico e sono perciò costretti a rivivere quella fase del loro sviluppo“.
Comincio a credere chè Reich abbia voluto scrivere un saggio sull’eterosessualità piuttosto che sull’omosessualità, ma forse no, visto che mancava parecchio di sense of humour.
Secondo Reich, dunque, gli eterosessuali non sono altro che omosessuali dalla memoria corta e visto che basta un trattamento psicoanalitico per fargli rivivere la loro omosessualità, ben venga la psicoanalisi, ecco un’occasione in cui sarà utilissima. “Molti omosessuali sono tuttavia, sia dal punto di vista fisico che psichico, non del tutto a posto, sono cioè dei nevrotici“. Così, semplicemente, senza neanche chiedersi perchè. Se lo sarà poi chiesto dopo il caro buon vecchio Wilhelm, quando esiliato, perseguitato, fino al punto da finire i suoi giorni in un manicomio, avrà avuto il tempo di analizzare o almeno pensare quanto la condizione in cui uno vive determini se non tutti, gran parte dei suoi comportamenti.
Prima di tutto i giovani devono essere prevenuti contro un orientamento definitivo verso l’omosessualità non per motivi di carattere etico’, ma di pura e semplice economia sessuale; è noto, infatti, che la soddisfazione sessuale media nell’individuo eterosessuale sano è sempre più intensa di quella dell’omosessuale, e ciò è molto importante per l’equilibrio psichico dell’individuo.”
Qui spunta, miracolosamente, la presenza dell’omosessuale “sano,” anche se, come è ovvio, nella gara della “maggior soddisfazione sessuale media” è l’omosessuale a godere di meno. Anche qui Reich non dice come fa a saperlo. Lo afferma e basta. Sicuramente non ha mai parlato con quegli omosessuali che si rendono conto di essere tali dopo anni di comportamenti (e relativi atti sessuali) eterosessuali. Se ne avesse incontrato almeno uno avrebbe sicuramente avuto un’opinione diversa delle possibilità di godimento omosessuale, visto che in genere il percorso è sempre da etero a omo e mai (se non costretto) viceversa.
Con un particolare trattamento psicologico ogni omosessuale può smettere di essere tale, mentre non succede mai che un individuo che si sia sviluppato normalmente diventi omosessuale dopo un simile trattamento“.
Se non lo stessi leggendo sul libro che ho davanti, non riuscirei mai a credere che una persona che ha scritto “Psicologia di massa del fascismo” possa affermare idiozie più grandi. Quando mai una società ha emarginato gli eterosessuali (in quanto tali)? E’ vero il contrario e sfido chiunque a non diventare nevrotico (tanto o poco, non importa) vivendo in una condizione di oppressione. Che l’omosessualità non sia esistita poi nei popoli primitivi è totalmente falso. E’ l’istituzione della famiglia che ha creato i ruoli sessuali e relativi condizionamenti. Nelle cosiddette società primitive, dove la famiglia era per loro fortuna una realtà ancora lontana, chiunque aveva rapporti sessuali con chiunque, anche e liberamente fra consanguinei, perchè, quella che poi lo stesso Reich ha chiamato “morale sessuale coercitiva”, non aveva ancora ucciso la libertà sessuale.

LE PRIORITA’ CADUTE
La “Rivoluzione sessuale” è del 1930.
La “Lotta sessuale dei giovani” è del 1931.
A più di 40 anni dalla loro prima pubblicazione questi due testi sono letti oggi dai giovani della sinistra (e non solo) in tutto il mondo, convinti, visto che ora la liberazione sessuale comincia a non essere più pos-posta all’infinito ad altre priorità, di leggere quanto di più avanzato ci sia. E la nostra immagine è quella di cui ho scritto, grazie a Wilhelm Reich. Il nostro errore è stato sempre di attendere che qualcuno parlasse per noi e i risultati li conosciamo tutti. Ora tocca a noi parlare. Io non permetterò mai più a nessuno di parlare della mia omosessualità, che è la mia pelle,che sono le mie viscere. Sarò io a liberarla, gli altri non lo faranno mai.

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