“Arrabal provoca il Panico” di José Liberatti

Titolo originale: “Arrabal causa Pânico”, apparso sul numero 4 del giornale anarchico brasiliano “O inimigo do rei”, Febbraio -Marzo 1979

Fernando Arrabal è conosciuto negli ambienti teatrali del Brasile per essere il teorico del teatro del “Panico” e soprattutto per i suoi magnifici pezzi come “Cimitero di automobili”, “Torre di Babele”, “L’architetto e l’imperatore d’Assiria”, “Picnic nel campo di battaglia”, ecc . Tra i gruppi di sinistra, è più [conosciuto] per la sua famosa “Lettera al generale Franco”, che fu diffusa quando si pensava che lo sceneggiatore teatrale avesse vocazioni totalitarie di sinistra.

Questa fallace illusione è stata appena annullata dalla recente pubblicazione della “Lettera ai militanti comunisti spagnoli” in cui l’autore denuncia i crimini commessi dai bolscevichi spagnoli. Le nostre sinistre brasiliane hanno reagito con un silenzio tombale. Non un parola. E se decidono di schiamazzare, diranno che Arrabal è un agente della CIA. Nel frattempo questa protesta non è passata inosservata e Arlette Chabrol lo ha intervistato per il Jornal do Brasil (24 Maggio 1978) (1).

Riportiamo alcune domande:

D. “Questo atteggiamento spregiudicato del PCE e degli altri partiti comunisti, secondo lei, si basa sulla stessa dottrina marxista-leninista?
R. “Sì, penso di sì. Questo machiavellismo che porta al crimine nasce dalla convinzione in questa dottrina. I dirigenti comunisti credono in questa dottrina. Allora tutto è permesso nel suo nome: dalla menzogna alla calunnia, fino al crimine. Devo, però, constatare che questa nuova religione funzionava meglio nel Sud della Francia, in Spagna e in Italia, che nel Nord (…)

D. “Nella sua critica al marxismo-leninismo si sente vicino ai cosiddetti “nuovi filosofi”?
R. “Come è noto, i nuovi filosofi sono di molti tipi. Da Jean-Marie Benoist a Bernard Henri-Levy. Indubbiamente, tutti sono appassionati. Li trovo divertenti, umanisti. Cercano un mondo migliore. Si dice che sia una moda. Lo è davvero? Non c’è invece una moda marxista? Quel che è certo, senza dubbio, è che al momento attuale queste idee umanitarie hanno un impatto enorme.
Tuttavia, quello che dicono i nuovi filosofi è già stato detto. La parola Gulag, ad esempio, fu usata nel 1945 da El Campesino. C’era un libro intitolato “Ho scelto la libertà”.(2) Quindi tutto questo era conosciuto e ben noto (…)”.

Rispondendo ad un’altra domanda, [Arrabal] ha detto:

“Il Partito è una società borghese e militare in cui il militante di base è bloccato, impotente. Ecco perché credo che non si debba combattere all’interno del Partito. Penso che non abbiamo bisogno di qualcuno che ci diriga “.

Note
(1) “Arrabal aos militantes do PC Espanhol: “Acordem para os crimes de seu partido”” (Tradotto: “Arrabal ai militanti del PC spagnolo: “Si sveglino dai crimini del loro partito””)
L’intervista tra Chabron e Arrabal venne pubblicato nel Caderno B (dedicato all’arte e alla cultura) del Jornal do Brasil (JB) del 24 Maggio 1978. In questa intervista, Arrabal spara a zero verso quel PCE impegnato a prendere le distanze dall’URSS – in quanto era impegnato nella transizione “democratica” in Spagna e, quindi, non perdere voti – ma a ripercorrere gli schemi epurativi e divisione nel mondo lavorativo.
Secondo l’articolo “Imprensa e democracia” di Janio de Freitas (giornalista del Folha de S. Paulo), il JB era un quotidiano prono al regime dittatoriale brasiliano (1964-1985). Se seguiamo questa teoria – che si discosta da quella ufficiale in cui il JB fosse un giornale oppositore al regime dittatoriale -, è facile pensare come l’intervista di Arrabal sia stata pubblicata col fine di gettare discredito ad un partito (il PCE) e, di conseguenza, alla sinistra brasiliana. Questo però non toglie l’esattezza delle parole di Arrabal sulla gestione autoritaria (rapporti personali e politici) e di lotte interne nei gruppi politici di sinistra.

(2) Viktor Andrijovyč Kravčenko, “Ho scelto la libertà”. Il libro descrive la collettivizzazione voluta dal regime di Stalin, i campi di prigionia e l’uso del lavoro forzato.

This entry was posted in General and tagged , . Bookmark the permalink.