L’indipendentismo e l’interclassismo come rifugi del dominio.

L’ispirazione di questo titolo deriva dalla frase “il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie” contenuta nel pamphlet di Samuel J. Johnson, “The Patriot”. In questo testo, il conservatore inglese attaccava quei patrioti falsi e subdoli, invocando un patriottismo puro, sincero e genuino. Benchè la frase citata di questa opera sia stata utilizzata in chiave antimilitarista nel film di Stanley Kubrick, “Orizzonti di gloria”, si è deciso di modificarla all’indomani della morte di Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, per evidenziare come il sicilianismo e tutti i suoi derivati tossici siano presenti ed esaltate da tutte le componenti politiche locali.

Piagnistei…
Il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci si dichiara distrutto dalla morte di Tusa: “perdo un amico, un lavoratore instancabile, un assessore di grande capacità ed equilibrio, che stava andando in Kenya per lavoro. Un uomo onesto e perbene, che amava la Sicilia come pochi. Un indimenticabile protagonista delle migliori politiche culturali dell’Isola.
Il presidente dell’Assemblea Regione Sicilia Gianfranco Miccichè, su Facebook ricorda Tusa come “un uomo di profonda cultura che aveva fatto della sua domenica di riposo una qualsiasi altra giornata di lavoro, allo scopo di promuovere l’immagine della Sicilia all’estero, per adempiere al suo ruolo di assessore ai Beni Culturali“.
Il Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sicilia del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani ricorda Tusa come “un uomo libero e di grande onestà intellettuale. Disponibile al dialogo e al confronto, sempre bendisposto verso la bellezza e la conoscenza. Di lui ci rimangono i sorrisi, l’educazione, le sue opere di settore e la consapevolezza di aver stretto più volte la mano di un uomo che ha rivoluzionato l’archeologia subacquea in Sicilia, ridonando all’Isola parte di quel patrimonio culturale unico al mondo, che ci ricorda chi siamo stati e chi dovremmo essere oggi. Perdiamo un uomo di grande valore, innamorato della sua terra“.
Il sito “inuovivespri” riportano come la scomparsa dell’assessore regionale sia stata un’immensa perdita per la Sicilia in quanto si è sempre prodigato nella “tutela e la promozione attiva dell’immenso patrimonio storico-artistico della Sicilia. Questa “promozione attiva” fatta di cultura innestata in modo formidabile con i più recenti trovati della scienza e della tecnologia […] ha il potenziale per invertire il flusso che, da oltre un decennio, depriva la Sicilia dei suoi giovani laureati che a migliaia lasciano ogni anno la nostra Isola“.
La pagina facebook “Antudo” (diretta dal gruppo autonomo contropotere ExKarcere di Palermo) riporta la notizia de “inuovivespri”, sottolineando come “il messaggio che il professore Sebastiano Tusa ha lasciato a tutti noi: fare grande la Sicilia in Sicilia“.

…e realismo!
Per incentivare e potenziare la macchina turistica siciliana, il governo regionale e la borghesia locale utilizzano qualsiasi canale per sfruttare l’industria agroalimentare, i musei e i siti archeologici. Di conseguenza il proletariato siciliano viene sfruttato, minacciato e usato dalla politica, dalla mafia e dalla borghesia. L’ultimo esempio lo troviamo con i Forconi dove Mariano Ferro e parte della borghesia terriera che, approfittando delle proteste dei pastori in Sardegna e dei prezzi a basso costo dei prodotti non siciliani, inscenano presidi in difesa dei loro interessi economici.
In questa situazione c’è chi invoca oggi giorno ad un sicilianismo popolare e ribelle, pescando teorie terzomondiste e pratiche di sola visibilità. La concezione di popolo nel contesto siciliano punta ad una conservazione ed identificazione di un gruppo di individui. Ma questo porta sia ad una forma di divisione di classe che all’ignorare quello che viene portato avanti dalla cultura dominante locale.
Nell’articolo “Catania e Sicilia: tra capitalismo e cultura autoritaria dominante“, era stato scritto come “questo tentativo genuino e sincero di vedere il “sicilianismo” come una lotta popolare”, sia diventata “l’espressione del pensiero dominante locale: la narrazione capitalistica dei prodotti e paesaggi locali, l’esaltazione pietistica della chiesa cattolica, la visione della donna come oggetto di carne, il disprezzo e l’ostracizzazione verso omosessuali, lesbiche, persone intersex e persone transgender“.
Questo modellamento non è figlio di una colonizzazione italiana ma di una cultura del dominio ben radicata che utilizza il cosiddetto Sud per fini elettorali e manovalanza economica.
Per poter uscire da questo pantano burocratico-economico, si deve ricominciare a sviluppare delle forme di liberazione dove non ci si affossi su analisi e pratiche utilizzabili da micro e macro poteri.

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