Salvini in Sicilia


L’arrivo di Salvini in Sicilia è stato accolto da contestazioni a Catania e a Siracusa di natura spontanea e non organizzata. Ma oltre alle contestazioni, cosa accade nei territori in cui Salvini ha fatto i suoi comizi elettorali?

-Catania
A Catania, la polizia ha creato una sorta di cordone tra Piazza Duomo e il municipio per impedire ai/alle manifestanti – riunitisi in forma spontanea – di riversarsi davanti a quest’ultima struttura. Dopo una delirante conferenza stampa tenuta all’interno del municipio (1), Salvini fugge verso Siracusa. Questa partecipazione del leader della Lega alla conferenza stampa e la sua fuga, insieme alle insulse proteste del SIAP sulle violenze di alcuni contestatori contro la polizia (dimenticandosi di come alcuni poliziotti avessero aggredito un manifestante (2)) e di alcuni consiglieri di opposizione che non hanno avuto accesso alla conferenza stampa, nascondono una serie di problemi che la giunta di centrodestra catanese affrontava da un paio di mesi a questa parte.
Andiamo con ordine.
All’interno della giunta comunale etnea vi sono stati screzi e tensioni sempre più tese e palpabili; gli ultimi avvenimenti politici locali (il gruppo Forza Italia che sparisce dal consiglio comunale, la guerra politica per le nomine per la gestione dei servizi idrici urbani (Sidra) e territoriali-etnei (Acoset)), hanno aumentato a dismisura questa tensione, mettendo in difficoltà la borghesia che aveva spinto per:
-gli accordi firmati con il governatore della regione di Alessandria di Egitto (3);
-l’intesa tra Comune di Catania e Ctrip (realtà leader nel mercato turistico cinese) per lo sviluppo turistico cinese in Sicilia (di cui Confcommercio Sicilia e Sicindustria avevano firmato un protocollo d’intesa con Ctrip il 6 Agosto a Palermo);
-il “Salva Catania” (4);
-l’istituzione delle Zone Economiche Speciali (ZES) nel catanese (Catania (porto, interporto e area sviluppo industriale), Belpasso e Paternò);
-l’organizazzazione della conferenza internazionale sul turismo del Tbex Europe.
Il sindaco Salvo Pogliese e Fabio Cantarella (5) hanno approfittato dell’arrivo di Salvini in Sicilia per organizzare il suo “comizio” o conferenza stampa all’interno del Municipio di Catania in modo da rimarcare, attraverso la figura del leader della Lega, il loro potere e ascendente all’interno della politica locale agli alleati ex forzisti e ai lombardiani/autonomisti (6) presenti nella giunta comunale.

-Siracusa
A Siracusa, Salvini è stato accolto da fischi e slogan. Durante la sua presenza, vi sono stati casi di violenza poliziesca ai danni di alcun* attivist* come riportato su Osservatorio Repressione. (7)
Nel territorio siracusano, in questi ultimi mesi, vi è stato il caso di un divieto di sciopero per i lavoratori del polo petrolchimico locale da parte del prefetto (8) e fortemente voluto dal governo russo. (9)
Il petrolio della Sicilia sud-orientale (parte meridionale della provincia di Caltanissetta, province di Ragusa e di Siracusa) è sempre stato oggetto di interesse delle multinazionali petrolifere (Agip/ENI e BP per citare i casi più noti) e i governi della Regione Sicilia, fin dagli inizi degli anni ’50, hanno dato via alle concessioni per trivellazioni e sfruttamento petrolifero.
Il polo petrolchimico siracusano, utilizzato per la raffinazione petrolifera e la produzione di materiali plastici, è, da almeno 40 anni, oggetto di inchieste da parte delle istituzioni e della magistratura per il cattivo stato degli impianti e per sversamenti continui e ripetuti. Su Indymedia Italia, “Mr. Bean Interceptor” (alias Pietro Altana, ex agente del SISMI) riportava tutta la documentazione riguardo la gestione petrolchimica in Italia (compreso il caso siracusano (10)). Nonostante una situazione ambientale disastrosa – amianto (per via della presenza della fu Eternit Siciliana dal 1955 al 1993), l’inquinamento dei terreni, morti, ammalati etc – il polo petrolchimico siracusano è ancora oggi una vera e propria “gallina dalle uova d’oro” come confermato dai vari cambi di proprietà delle raffinerie (Sonatrach e Lukoil) e il mantenimento della parte chimica ad aziende legate all’ENI.
Ma a questo discorso sul petrolio nel territorio siracusano ne va aggiunto un altro: il turismo.
Nell’ordinanza prefettizia citata all’inizio di questa mail, il flusso turistico di cui si parla non è un problema secondario. Anzi, è un problema da accostare a quello petrolifero.
Nonostante la guerra in corso sui dati turistici tra il comune di Siracusa e la Regione Sicilia (11), le associazioni di categoria e la burocrazia locale fanno proclamazioni propagandistiche su accordi presi per l’arrivo di turisti stranieri (12). D’altronde il territorio siracusano ha molto da offrire a livello turistico grazie alla presenza di siti UNESCO (come la Val di Noto e Pantalica) e siti di interesse naturalistico inseriti dal Ministero dell’Ambiente nell’elenco delle Zone Speciali di Conservazione di bellezza. Senza dimenticare la presenza di aziende agroalimentari – come “La Mongolfiera Società Consortile a Responsabilità Limitata” (13) – legate ai consorzi IGP (Limone di Siracusa, Pomodoro di Pachino e Arancia rossa di Sicilia) e futuri DOP (patata novella) che, grazie ai loro prodotti, rinfoltiscono le strutture ristorative dei paesi a ridosso del mare.
Che dire quindi?
I prodotti petroliferi raffinati in Sicilia sono il principale motore economico della regione – con un’esportazione di 6,2 miliardi di euro nel 2018 (14) – mentre l’industria turistica (dalla formazione all’interno delle scuole alberghiere fino alle strutture ricettive-ristorative) diventa un modello su cui puntare per ottenere profitti con contributi regionali ed europei. Nel caso siracusano, almeno l’80% (14) di questi prodotti petroliferi vengono fuori dal Polo petrolchimico locale; il turismo, nonostante i dati contrastanti tra gli enti comunali e regionali, si conferma come un’àncora di salvezza e di potenziamento (a livello di sfruttamento lavorativo e ambientale).
Insomma, turismocrazia e petrolio: un binomio perfetto!

-Vittoria
La visita fuori programma di Salvini a Vittoria per consolare i genitori dei due bambini uccisi da un suv è la conclusione squallida della sua brevissima campagna elettorale nella Sicilia Orientale. Questo fuori programma si è tenuto perchè il paese in questione, Vittoria, è un centro logistico agro-alimentare di una certa rilevanza nel ragusano. E il fatto che Vittoria sia stata esclusa dal progetto delle Zone Economiche Speciali (16) (a differenza di Pozzallo e Comiso, due comuni del ragusano che sono rientrati nel progetto (17)) pur avendo un autoporto – divenuto una vera e propria cattedrale nel deserto -, pone un interesse politico non indifferente.

-Conclusioni
Per Salvini e il “commissario” della Lega in Sicilia, Stefano Candiani, la Sicilia Orientale è un territorio troppo ghiotto per lasciarselo sfuggire: una classe politica incline al trasformismo e una borghesia (piccola, media e grande che sia) agguerrita e pronta ad alzare gli scudi e le spade per difendere i propri privilegi. È chiaro, quindi, che la Lega cerchi accordi con i neofascisti – presenti in varie zone della Sicilia Sud-Orientale – e tenti la borghesia con accordi economici con le compagini politiche locali (Musumeci e soci). Il problema che dovremo cominciarci a porre tutt* è di vedere il lato economico oltre che repressore ed estetico-elettorale di determinate compagini politiche. Solo in tal modo potremo riuscire a contrastare un’ondata repressiva in divenire (decreto sicurezza bis, futuro aumento dell’IVA, precarizzazione sempre più alta etc)

Note
(1) Vedere questi due stralci: 1, 2
(2) Dal profilo instagram di Roy Paci:
Ora mi sono rotto pesantemente i cabbasisi. Potrà fregare ben poco agli utenti che vengono sui miei social solo per curiosare o haterizzarmi ma devo necessariamente alzare la voce e tener alta la coerenza per i migliaia di follower che mi stimano e mi supportano da decenni. Da ‘angelicamente anarchico’ come diceva il buon Don Gallo, non mi sono fino ad ora permesso di entrare nel vivo del teatrino politico di questa italietta che da 30 anni a questa parte ripete la stessa tarantella dei buoni e cattivi ma non fa nient’altro che rimpinguare le panze di molti seduti in Parlamento e far stringere la cinghia a contadini, pescatori, operai e a tutti quelli che continuano a soccombere sotto i soprusi dei signorotti della Malarazza. In questa pantomima ben orchestrata dai mammasantissima però ci sono delle storture che non riesco più a digerire. Quello che vedete in foto è uno dei miei più grandi amici, il grande attivista e pacifista Barry, irlandese di adozione catanese che solo per aver alzato in aria le mani e urlato ‘peace’ durante il passaggio dei carri funebri leghisti è stato quasi strangolato dai galoppini del ministro dell’interno. Ecco, questa cosa non mi sta più bene, non esiste nessuna legge che permetta ad un leccaculo politico di usare così duramente la forza nei confronti di un essere umano. Visto il quasi totale silenzio dei miei colleghi (ad eccezion fatta di fratelli come @paunegrita_official , @danielesilvestri.official , @pieropelufficiale , @fiorellamannoia o @fotocaparezza per citarne alcuni che non le mandano a dire) che pensano a scannarsi su quanti dischi di platino hanno ingurgitato, è doveroso ora e subito entrare a gamba tesa sulle storture di questa falsata democrazia, sulla gestione di quei sudditi che abbacinati dal padrone di turno si permettono di compiere gesti che di democratico non hanno nemmeno la punta della scarpa smerdata. È arrivato il momento di rispolverare il verbo di Peppino quando diceva ‘Noi ci dobbiamo ribellare. Prima che sia troppo tardi! Prima di abituarci alle loro facce! Prima di non accorgerci più di niente!’, scegliendo sempre la strada della conoscenza, dell’onesta e dei valori della vita. La lotta continua”
(3) Il gemellaggio tra il Comune di Catania e la regione di Alessandria d’Egitto conferma i futuri accordi commerciali tra la borghesia catanese (Compagnia delle Opere, CNA, Confindustria, Lega Cooperative e STMicroelectronics) e quella egiziana. Questo gemellaggio è stato voluto fortemente dall’ex capo gabinetto della Provincia di Catania Giuseppe “Puccio” Gennarino e dall’ex affarista Eugenio Benedetti – uno che fece una fortuna con i governi sovietici e cinesi e che qualche anno fa scriveva al direttore di Specchio Economico “te lo dico io, da siciliano doc, che considero la vecchia mafia come una società di mutuo soccorso, nata per «assicurare» dai soprusi i nostri emigranti dell’Ottocento, quei poveri lazzaroni analfabeti e cenciosi che in apparenza assomigliavano agli immigrati dell’odierna feccia balcanica, ma che, a differenza da essi, volevano solo lavorare e produrre”.
Riguardo questo gemellaggio, vi sono da citare le ultime dichiarazioni del presidente dell’Autorità del Sistema Portuale della Sicilia Orientale Andrea Annunziata su un progetto commerciale e turistico tra Egitto e questa parte di Sicilia. Per Annunziata, “l’area euromediterranea è il nostro mercato naturale. La Sicilia con la sua centralità geografica e baricentrica, rispetto ai traffici provenienti dal Sud East si gioca il suo futuro“. Link: https://www.lagazzettaaugustana.it/autorita-di-sistema-portuale-augusta-catania-sospesa-la-security-fee-in-via-sperimentale
(4) Il “Salva Catania”, votato all’Assemblea Regionale Siciliana il 31 Luglio 2019, concede al comune di Catania un fondo di 40 milioni di euro da destinare “al pagamento degli stipendi, parte fissa, e degli oneri contributivi dell’ente locale richiedente e delle proprie partecipate.”
Estratto dal comma 11 dell’articolo 5 “modifiche dell’articolo 1 della legge regionale 16 Dicembre 2018 n. 24” della “Legge 6 agosto 2019, n. 15. “Collegato alla legge di stabilità regionale per l’anno 2019 in materia di autonomie locali,” Link: https://www.ilsicilia.it/wp-content/uploads/2019/08/supplemento-ordinario-1.pdf, pag. 29
(5) Assessore comunale all’ambiente, ecologia e sicurezza; è un uomo di punta della Lega in Sicilia tanto da essere stato raccomandato da Stefano Candiani, attuale “commissario” della Lega in Sicilia.
(6) I termini lombardiani/autonomisti derivano da Raffaele Lombardo, ex presidente della Regione Siciliana e fondatore del Movimento per le Autonomie
(7) Link: https://www.osservatoriorepressione.info/aggressione-parte-lega-polizia-siracusa/
(8) Link: www.prefettura.it/FILES/allegatinews/1146/ordinanza.pdf
(9) Link: https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/67716873_10158920098974569_6499269775028387840_n.jpg?_nc_cat=106&_nc_oc=AQn0LTbkTtVMqUguDYiyzsvlNhrkQQCrvw61am5FX6T5uysdQ7CW7lolS0IR53hYsvU&_nc_ht=scontent-mxp1-1.xx&oh=5850cb7b8a717ac9be96cf9af55f81e8&oe=5DE7B67B
(10) Link: https://issuu.com/misterbean/docs/priolo_gargallo_e_i__veleni_dell_eni
Per chi volesse scaricarlo, copi-incolli il link citato all’indirizzo https://issuu.pdf-downloader.com/
(11) Link dati della Regione Sicilia: http://pti.regione.sicilia.it/portal/page/portal/PIR_PORTALE/PIR_LaStrutturaRegionale/PIR_TurismoSportSpettacolo/PIR_Turismo/PIR_Areetematiche/PIR_Linkutili/PIR_7338501.618136477/Sicilia_Flussi%20_2017-2018.xls
Link diverbio: https://www.siracusaoggi.it/siracusa-turismo-il-boom-non-ce-i-dati-della-regione-smorzano-lentusiasmo-segno-meno/
(12) Link: https://www.libertasicilia.it/noto-fiere-turismo-siracusa-capitale-del-sudest-per-presenze/
(13) L’azienda è all’interno del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP, del Consorzio del Limone di Siracusa IGP e del Consorzio del Pomodoro di Pachino IGP. Il suo fatturato è di 26 milioni di euro (dati 2017)
(14) Fonte: “Banca d’Italia. Economie regionali. L’economia della Sicilia”, Giugno 2019, pag. 76. Link: https://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/economie-regionali/2019/2019-0019/1919-sicilia.pdf
(15) La percentuale è molto approssimativa e deriva dal fatto che il polo petrolchimico siracusano sia il più grande d’Europa.
(16) Link: https://www.quotidianodiragusa.it/2019/08/16/economia/territorio-vittoria-escluso-dalle/49657
(17) Link: https://www.laprimatv.it/news/in-primo-piano/zes,-si-della-regione-270-ettari-a-pozzallo,-30-a-comiso-per-l%E2%80%99aeroporto.html

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Odiare?

L’associazione Tlon (un’agenzia di eventi, scuola di filosofia, aggregatore di comunità, casa editrice, e libreria teatro) e lo studio legale Wildside di Bologna fanno partire la campagna “Odiareticosta“, un tentativo di favorire un linguaggio sui social contro l’odio e la violenza.
I social sono definiti come zone franche dove ognuno/a sfoga rabbia, frustrazione, offese e bullismo (1); per segnalare delle situazioni del genere, la campagna “Odiareticosta” ha costituito “un gruppo di avvocati, filosofi, comunicatori, investigatori privati e informatici forensi in grado di agire, in sede civile, dopo aver raccolto tutte le segnalazioni di chi è stato diffamato, offeso, calunniato, minacciato sui social.” (1)
Ci sarebbero molti aspetti che si ignorano. Andiamo con ordine.
Con la creazione delle prime Internet Relay Chat (IRC) e annessi canali alla fine degli anni ’80, i primi utenti su Internet cominciano a dialogare direttamente fra loro. All’interno di queste discussioni, spesso, si venivano a creare diatribe sempre più animate ed esasperate fino a concludersi con ban, minacce e quant’altro di simile. Le IRC hanno il loro tramonto con l’ “esplosione” dei social network commerciali nei primi anni del 2000 (myspace, badoo e netlog inizialmente; facebook e twitter successivamente); graficamente e tecnicamente superiori alle IRC, queste piattaforme virtuali sociali consentono all’utenza internettiana di poter interagire in diversi modi (scrittura, immagini, video) con costi nulli e semplicemente relegati all’aspetto tecnico (computer, utenza elettrica e telefonica). A questo va sommato come parte di quell’utenza internettiana proprietaria di aziende, cominci a spostare la propria pubblicità commerciale, abbandonando progressivamente i canali prediletti fino a quel momento (giornali cartacei e televisione)e radicandosi in queste piattaforme sociali. Lo stesso analogo ragionamento va verso quell’utenza internettiana politica.
Questa evoluzione grafica e tecnica – ma non di sicurezza verso l’utente, viste le falle e vendite di dati ad aziende terze – non ha affatto cambiato l’aspetto comportamentale dell’utente.
In tempi di crisi socio-economica e voglia di difendere il proprio orto (economico e culturale che sia), l’individuo sfoga maggiormente le sue frustrazioni su internet, creando o delle isole circoscritte (fenomeno tipico dei social network commerciali) oppure una folta schiera di seguaci simili a lui (anche questo è un fenomeno tipico dei social network commerciali ma lo troviamo benissimo in vari siti, specie quelli che fanno informazione) nel ribadire la difesa del proprio spazio.
Il privilegio è, quindi, la base di questa difesa del proprio orto. Ed essendo il privilegio un limite – in quanto circoscrive ed eleva a superiorità un individuo su un altro -, dobbiamo abbatterlo in quanto la risposta per risolvere questo presunto “odio” è uno strumento di controllo del potere: la sorveglianza.

Note
(1) Rossana Cavallari, “Odiare ti costa”, vita.it del 29 Luglio 2019. Link: http://www.vita.it/it/blog/dire-fare-sociale/2019/07/29/odiare-ti-costa/4726/

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Contro Reich

Articolo scritto da Angelo Pezzana e pubblicato su “Fuori”, numero 11, Inverno 1973, pag. 3. L’articolo compare anche nel libro-antologia curato da Pezzana, “La politica del corpo”, Roma, Savelli, 1976.

Nel maggio 1963 usciva la prima edizione italiana della “Rivoluzione sessuale” di Wilhelm Reich. Avevo allora 22 anni. In quei tempi ormai lontani, non si parlava ancora di liberazione omosessuale, di femminismo e tanto meno di un movimento. Il mio unico approccio “politico” con l’ “esterno” in quanto omosessuale era rappresentato dalle discussioni con i compagni sui libri e films che avevano, interamente o in parte, personaggi o situazioni di carattere omosessuale. Credo di aver letto tutti i libri e visto tutti i films in cui si parlava di “noi”. In quegli anni, subito dopo aver provato il senso di sicurezza e di identità che mi veniva dall’aver scoperto il ghetto, di trovarmi cioè finalmente tra persone “identiche” a me, l’omosessualità era ancora qualcosa di non decifrato, sapevamo di esserlo ma non ne avevamo ancora la coscienza politica, e, se non proprio le giustificazioni, certo ci piacevano molto le interpretazioni.

LA SCOPERTA DI REICH
Leggere Reich, in quell’anno, significò la apertura verso una dimensione di me stesso che non avevo mai provato prima. Scoprire l’omosessualità come “fatto politico”, e per di più in un autore chiaramente rivoluzionario, mi fecero leggere la Rivoluzione sessuale press’a poco come i negri del secolo scorso dovevano aver letto la “Capanna dello zio Tom”.
E cioè nel modo peggiore. Reich mi diceva che non ero un delinquente, un pervertito, un essere dannoso, ma soltanto un malato, verso il quale l’atteggiamento più giusto da tenere era quello della comprensione. Io rispondevo: grazie, Wilhelm Reich, sei una persona meravigliosa! Se questo oggi può consolarmi per tanta idiozia devo dire onestamente che il mio atteggiamento era condiviso da tutti i miei compagni di allora. Ora ne posso capire le motivazioni ed il perchè. Dite a qualcuno, fin da piccolo, che è brutto e lui ci crederà. Ma se per caso un giorno si sentirà dire da un altro che no, non fa poi così schifo, è soltanto un po’ brutto, ma neanche poi tanto, ebbene questo qualcuno si sentirà enormemente riconoscente. Reich diceva che non dovevamo essere perseguitati? Questo bastava per impedirmi di valutare obbiettivamente il resto.

REICH RIVISITATO
Ho provato in questi giorni a rileggere la Rivoluzione sessuale, insieme ad un altro libro di Reich pubblicato quest’anno per la prima volta: “La lotta sessuale dei giovani” , che contiene un capitolo dedicato all’omosessualità. Quel che mi ha spinto a farlo è stata l’enorme attenzione che Reich sta avendo presso la sinistra, extra e non, e non solo italiana ma internazionale. Non mi interessa qui porre in discussione l’intera opera di Reich; altri l’hanno già fatto e molti studi critici sulle sue opere stanno uscendo, ma nessuno ha discusso la sua posizione nei confronti dell’omosessualità, cosa che invece voglio fare io.

IL MAIALE ALLO SPIEDO
L’analisi che Reich fa della situazione omosessuale in URSS negli anni immediatamente post-rivoluzionari e della Germania nazista rimangono una documentazione storica interessante. Anche perchè non abbiamo nessuna testimonianza omosessuale diretta, non avendo mai potuto parlare apertamente in prima persona.
Ma al di là dell’analisi storica, quel che Reich ha scritto dell’omosessualità potrebbe far gola al più accanito dei nostri contemporanei sessuo-fascisti.
Reich parla di “aumento del numero dei casi di omosessualità” proprio come se si trattasse di difterite o di colera. Come si diventa omosessuali? “Per un difettoso sviluppo sessuale nella prima infanzia che consiste nell’aver ricevuto molto presto una grave delusione dall’altro sesso“!
A parte il fatto che mi sarebbe molto piaciuto saperne di più su quel che Reich intendeva scrivendo “molto presto” devo ammettere che come interpretazione è sicuramente originale. Con la conseguenza che gli eterosessuali sono tali perchè non hanno mai ricevuto delusioni dall’altro sesso!!
Molto bene e andiamo avanti.
Molti bambini, infatti, diventano omosessuali quando il loro amore per una madre severa e rigida ha subito troppo forti e frequenti delusioni. Così come le bambine che diventano omosessuali sono state, evidentemente, troppo frustrate dal padre. Di solito queste delusioni precoci vengono rimosse, cioè, quelli che le hanno subite, le dimenticano completamente da adulti e le ricordano solo quando vengono sottoposti ad un trattamento psicoanalitico e sono perciò costretti a rivivere quella fase del loro sviluppo“.
Comincio a credere chè Reich abbia voluto scrivere un saggio sull’eterosessualità piuttosto che sull’omosessualità, ma forse no, visto che mancava parecchio di sense of humour.
Secondo Reich, dunque, gli eterosessuali non sono altro che omosessuali dalla memoria corta e visto che basta un trattamento psicoanalitico per fargli rivivere la loro omosessualità, ben venga la psicoanalisi, ecco un’occasione in cui sarà utilissima. “Molti omosessuali sono tuttavia, sia dal punto di vista fisico che psichico, non del tutto a posto, sono cioè dei nevrotici“. Così, semplicemente, senza neanche chiedersi perchè. Se lo sarà poi chiesto dopo il caro buon vecchio Wilhelm, quando esiliato, perseguitato, fino al punto da finire i suoi giorni in un manicomio, avrà avuto il tempo di analizzare o almeno pensare quanto la condizione in cui uno vive determini se non tutti, gran parte dei suoi comportamenti.
Prima di tutto i giovani devono essere prevenuti contro un orientamento definitivo verso l’omosessualità non per motivi di carattere etico’, ma di pura e semplice economia sessuale; è noto, infatti, che la soddisfazione sessuale media nell’individuo eterosessuale sano è sempre più intensa di quella dell’omosessuale, e ciò è molto importante per l’equilibrio psichico dell’individuo.”
Qui spunta, miracolosamente, la presenza dell’omosessuale “sano,” anche se, come è ovvio, nella gara della “maggior soddisfazione sessuale media” è l’omosessuale a godere di meno. Anche qui Reich non dice come fa a saperlo. Lo afferma e basta. Sicuramente non ha mai parlato con quegli omosessuali che si rendono conto di essere tali dopo anni di comportamenti (e relativi atti sessuali) eterosessuali. Se ne avesse incontrato almeno uno avrebbe sicuramente avuto un’opinione diversa delle possibilità di godimento omosessuale, visto che in genere il percorso è sempre da etero a omo e mai (se non costretto) viceversa.
Con un particolare trattamento psicologico ogni omosessuale può smettere di essere tale, mentre non succede mai che un individuo che si sia sviluppato normalmente diventi omosessuale dopo un simile trattamento“.
Se non lo stessi leggendo sul libro che ho davanti, non riuscirei mai a credere che una persona che ha scritto “Psicologia di massa del fascismo” possa affermare idiozie più grandi. Quando mai una società ha emarginato gli eterosessuali (in quanto tali)? E’ vero il contrario e sfido chiunque a non diventare nevrotico (tanto o poco, non importa) vivendo in una condizione di oppressione. Che l’omosessualità non sia esistita poi nei popoli primitivi è totalmente falso. E’ l’istituzione della famiglia che ha creato i ruoli sessuali e relativi condizionamenti. Nelle cosiddette società primitive, dove la famiglia era per loro fortuna una realtà ancora lontana, chiunque aveva rapporti sessuali con chiunque, anche e liberamente fra consanguinei, perchè, quella che poi lo stesso Reich ha chiamato “morale sessuale coercitiva”, non aveva ancora ucciso la libertà sessuale.

LE PRIORITA’ CADUTE
La “Rivoluzione sessuale” è del 1930.
La “Lotta sessuale dei giovani” è del 1931.
A più di 40 anni dalla loro prima pubblicazione questi due testi sono letti oggi dai giovani della sinistra (e non solo) in tutto il mondo, convinti, visto che ora la liberazione sessuale comincia a non essere più pos-posta all’infinito ad altre priorità, di leggere quanto di più avanzato ci sia. E la nostra immagine è quella di cui ho scritto, grazie a Wilhelm Reich. Il nostro errore è stato sempre di attendere che qualcuno parlasse per noi e i risultati li conosciamo tutti. Ora tocca a noi parlare. Io non permetterò mai più a nessuno di parlare della mia omosessualità, che è la mia pelle,che sono le mie viscere. Sarò io a liberarla, gli altri non lo faranno mai.

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Sul Venezuela

 

Negli ultimi due mesi (Maggio-Giugno), si viene a conoscenza di come i governi cinesi e venezuelani stringano sempre più i rapporti economici attraverso la tecnologia 5G (fonti su google.com: https://www.google.com/search?q=venezuela+y+china+5g ). Come si traduce tutto questo? Per la borghesia cinese e venezuelana significa rivitalizzare i propri affari e stringere maggiormente le maglie dello sfruttamento sul territorio. L’operazione della borghesia cinese rientra nel contesto di allargamento e radicamento in territori considerati appetibili come succede, per esempio, con le Belt and Road Initiative in Europa (specie dell’Est).
In un simile contesto si spiega parzialmente come Trump e il suo entourage abbiano dovuto aprire dei negoziati con la Cina riguardo i dazi.
Sulla situazione venezuelana, i BRICS (Brasile, Russia, Indica, Cina e Sudafrica) riuniti a Osaka il 28 Giugno si spaccano apparentemente per via dei sostegni alle principali due figure venezuelane: Maduro e Guaidò. Nello specifico, il Brasile di Bolsonaro, seguendo le politiche militaristiche della NATO e di Trump, ha deciso di sostenere il leader dell’opposizione venezuelana mentre Russia e Cina sostengono l’attuale presidente venezuelano. (fonte: https://sicurezzainternazionale.luiss.it/2019/07/02/venezuela-rompe-lunita-del-brics/ )

Chiaramente queste mosse sono il classico fumo agli occhi buoni per l’opinionismo stalinoide e liberale dei paesi del cosiddetto Primo Mondo in quanto:
1) vi sono accordi più o meno dichiarati tra i due paesi sudamericani (Venezuela e Brasile) nello sfruttare le risorse minerarie e petrolifere (fonte: http://www.portalalba.org/index.php/areas/politica-democracia/oligarquia/18478-historia-de-las-relaciones-entre-venezuela-y-brasil-que-esperar-de-bolsonaro ) e a controllare e fermare il flusso di migranti venezuelan* in arrivo in Brasile;
2) l’opposizione e il governo ufficiale stanno cercando di dialogare per uscire da una situazione economicamente e socialmente pericolosa (fonti: https://lta.reuters.com/articulo/venezuela-politica-idLTAKCN1TU10U-OUSLT ; https://www.observatoriodeconflictos.org.ve/tendencias-de-la-conflictividad/mayo-culmina-con-1-541-protestas-en-todo-el-pais).
Non stupisce se la PDVSA e il governo venezuelano siano riusciti a bypassare le sanzioni degli Stati Uniti ed esportando (o regalando, visto l’enorme debito) il petrolio a paesi asiatici come Cina e India (fonti: https://lta.reuters.com/articulo/venezuela-petroleo-idLTAKCN1TT2H0 ; https://www.mea.gov.in/Portal/ForeignRelation/Venezuela_July_2016.pdf )
Alla luce di tutto questo, in Venezuela si continua la strada di mantenimento dei privilegi attraverso l’oficialismo e l’oposición venezolana. Tutto col beneplacito di BRICS, UE e USA.
Tengo a sottolineare la parola “beneplacito” in quanto il discorso del “dirigere” – un verbo caro alla retorica terzomondista -“significa vittimizzare la classe sfruttata (cosa che, tra l’altro, era stato spiegato nell’opuscolo “Venezuela: opportunisti e imbecilli al lavoro”. Link: https://gruppoanarchicochimera.noblogs.org/files/2019/05/Venezuela-opportunisti-e-imbecilli-al-lavoro-1.pdf)

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Turchia-Venezuela o imbecilli, ipocriti e altro futuro concime per i campi (estratto da “Venezuela: opportunisti e imbecilli al lavoro”)

Le relazioni diplomatiche ed economiche tra Turchia e Venezuela hanno avuto un aumento consistente nel 2018. Complice la crisi economica del paese sudamericano e il prezzo del petrolio sempre più basso, Maduro annunciava il 9 Luglio 2018 come “una rete di imprenditori turchi sono pronti ad investire nel campo della produzione agricola, mineraria (oro), turismo e altri settori economici”. (1)
Durante l’incontro commerciale tra i rappresentanti istituzionali e imprenditoriali dei due paesi a Istanbul, Vasip Sahìn, governatore della provincia di Istanbul, si dichiarava entusiasta di “appoggiare in ogni modo possibile” Nicolas Maduro nonostante attraversasse un periodo difficile. Le parole di Sahìn trovavano il plauso di Nail Olpak, membro dell’Alto comitato consultivo del Müstakil Sanayici ve İşadamları Derneği (MÜSİAD) (2) e amministratore delegato del Dış Ekonomik İşler Kurulu (DEİK) (3), che sottolineò la collaborazione tra i due popoli e un il maggiore impulso al commercio (specie prodotti alimentari e tecnologici).
Il Foro de Negocios Venezuela-Turquía del Dicembre 2018 ha portato a stringere i rapporti tra le borghesie e le dirigenze burocratiche. Lo sfruttamento aurifero ha permesso all’azienda mineraria turca Sardes Kiymetli Madenler SA, nel 2018, di acquistare quasi 24 tonnellate di oro.
Se si tiene conto di questo dato e di come il Venezuela sia il quarto produttore mondiale di oro, non dovrebbe stupirci che le esportazioni aurifere tra Venezuela e Turchia abbiano toccato i 900 milioni di dollari nel solo 2018.
A questo va sommato un altro fattore. Come detto precedentemente, il Sistema de las Misiones Sociales ha al suo interno dei programmi per sostenere l’alimentazione della fascia di popolazione meno abbiente. Nella crisi economica che il Venezuela sta attraversando, le derrate alimentari sono sempre razionate, e le aziende agro-alimentari e della Grande Distribuzione Organizzata venezuelana non riescono a rispondere alle esigenze del pubblico a causa dei profitti esigui. In tal modo le aziende agro-alimentari turche entrano in Venezuela con il beneplacito della burocrazia venezuelana, massimizzando i profitti e prendendosi una buona fetta della torta economica locale. (4)
Una situazione del genere è possibile grazie alla propaganda di Erdogan e Maduro nel tenere al laccio le popolazioni turche e venezuelane. “Debbe, per tanto, uno che diventi principe”, scriveva Niccolò Macchiavelli ne “Il Principe”, “mediante el favore del populo, mantenerselo amico; il che li fia facile, non domandando lui se non di non essere oppresso. Ma uno che contro al populo diventi principe con il favore de’ grandi, debbe innanzi a ogni altra cosa cercare di guadagnarsi el populo: il che li fia facile, quando pigli la protezione sua.” (5)
La citazione di Macchiavelli rafforza il lavoro propagandistico che i due regimi “democratici” stanno applicando sui loro territori.
Va sottolineato, infine, come un’alleanza economico e militare tra Turchia e Venezuela (4) possa essere un ottimo metodo per dimostrare l’inconsistenza ed inutilità di una certa sinistra del mondo occidentale: difensori di un macellaio come Bashar Hafiz al-Asad e di un borghese come Nicolás Maduro Moros ma sostenitori della lotta curda in Rojava!
Ma d’altronde questi tristi figuri, come la loro controparte fascista, hanno appreso a piene mani come l’opportunismo sia una delle travi che sostengono e proteggono i poteri economici e burocratici vigenti.

Note
(1) “Empresarios turcos prevén invertir en Venezuela”. Link: https://www.telesurtv.net/news/turquia-nicolas-maduro-empresarios-invertir-venezuela-20180709-0047.html
(2) Traduzione in italiano: “Associazione degli industriali e uomini d’affari indipendenti”. La MÜSİAD si occupa di tutelare i valori locali e universali e lo sviluppo economico e tecnologico turco. In realtà è un gruppo di potere che è presente in diversi paesi (Germania in particolare) e cerca di fare pressioni e alleanze contro i nemici della borghesia e dello Stato turco. L’esempio più recente è il caso di MÜSİAD USA e la Turkish American National Steering Committee (TASC): a causa della guerra in Siria, le due associazioni -legate ad Erdogan e al suo partito (AKP) – tentano con ogni mezzo possibile di fare pressioni al Congresso degli Stati Uniti nel non finanziare e supportare le YPG e, al tempo stesso, cercare e instaurare alleanze con gruppi islamici presenti sul territorio americano. Per ulteriori informazioni su questi tentativi di pressione vedere il link: https://www.investigativeproject.org/7365/erdogan-allies-lobbied-congress-against-kurds
Sulle operazioni di demonizzazione del PKK e dell’YPG da parte di questi gruppi della borghesia turca, vedere il link: https://www.tasc-usa.org/kopyasi-firstnews1-5
(3) Traduzione in italiano: Comitato per gli Affari Economici Esteri.
(4) Venezuela y Turquía socios estratégicos. Link: http://vtv.gob.ve/economia-venezuela-y-turquia-socios-estrategicos-cronologia/
(5) “Il Principe,” Capitolo 9, Edizioni Einaudi del 1972

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“Arrabal provoca il Panico” di José Liberatti

Titolo originale: “Arrabal causa Pânico”, apparso sul numero 4 del giornale anarchico brasiliano “O inimigo do rei”, Febbraio -Marzo 1979

Fernando Arrabal è conosciuto negli ambienti teatrali del Brasile per essere il teorico del teatro del “Panico” e soprattutto per i suoi magnifici pezzi come “Cimitero di automobili”, “Torre di Babele”, “L’architetto e l’imperatore d’Assiria”, “Picnic nel campo di battaglia”, ecc . Tra i gruppi di sinistra, è più [conosciuto] per la sua famosa “Lettera al generale Franco”, che fu diffusa quando si pensava che lo sceneggiatore teatrale avesse vocazioni totalitarie di sinistra.

Questa fallace illusione è stata appena annullata dalla recente pubblicazione della “Lettera ai militanti comunisti spagnoli” in cui l’autore denuncia i crimini commessi dai bolscevichi spagnoli. Le nostre sinistre brasiliane hanno reagito con un silenzio tombale. Non un parola. E se decidono di schiamazzare, diranno che Arrabal è un agente della CIA. Nel frattempo questa protesta non è passata inosservata e Arlette Chabrol lo ha intervistato per il Jornal do Brasil (24 Maggio 1978) (1).

Riportiamo alcune domande:

D. “Questo atteggiamento spregiudicato del PCE e degli altri partiti comunisti, secondo lei, si basa sulla stessa dottrina marxista-leninista?
R. “Sì, penso di sì. Questo machiavellismo che porta al crimine nasce dalla convinzione in questa dottrina. I dirigenti comunisti credono in questa dottrina. Allora tutto è permesso nel suo nome: dalla menzogna alla calunnia, fino al crimine. Devo, però, constatare che questa nuova religione funzionava meglio nel Sud della Francia, in Spagna e in Italia, che nel Nord (…)

D. “Nella sua critica al marxismo-leninismo si sente vicino ai cosiddetti “nuovi filosofi”?
R. “Come è noto, i nuovi filosofi sono di molti tipi. Da Jean-Marie Benoist a Bernard Henri-Levy. Indubbiamente, tutti sono appassionati. Li trovo divertenti, umanisti. Cercano un mondo migliore. Si dice che sia una moda. Lo è davvero? Non c’è invece una moda marxista? Quel che è certo, senza dubbio, è che al momento attuale queste idee umanitarie hanno un impatto enorme.
Tuttavia, quello che dicono i nuovi filosofi è già stato detto. La parola Gulag, ad esempio, fu usata nel 1945 da El Campesino. C’era un libro intitolato “Ho scelto la libertà”.(2) Quindi tutto questo era conosciuto e ben noto (…)”.

Rispondendo ad un’altra domanda, [Arrabal] ha detto:

“Il Partito è una società borghese e militare in cui il militante di base è bloccato, impotente. Ecco perché credo che non si debba combattere all’interno del Partito. Penso che non abbiamo bisogno di qualcuno che ci diriga “.

Note
(1) “Arrabal aos militantes do PC Espanhol: “Acordem para os crimes de seu partido”” (Tradotto: “Arrabal ai militanti del PC spagnolo: “Si sveglino dai crimini del loro partito””)
L’intervista tra Chabron e Arrabal venne pubblicato nel Caderno B (dedicato all’arte e alla cultura) del Jornal do Brasil (JB) del 24 Maggio 1978. In questa intervista, Arrabal spara a zero verso quel PCE impegnato a prendere le distanze dall’URSS – in quanto era impegnato nella transizione “democratica” in Spagna e, quindi, non perdere voti – ma a ripercorrere gli schemi epurativi e divisione nel mondo lavorativo.
Secondo l’articolo “Imprensa e democracia” di Janio de Freitas (giornalista del Folha de S. Paulo), il JB era un quotidiano prono al regime dittatoriale brasiliano (1964-1985). Se seguiamo questa teoria – che si discosta da quella ufficiale in cui il JB fosse un giornale oppositore al regime dittatoriale -, è facile pensare come l’intervista di Arrabal sia stata pubblicata col fine di gettare discredito ad un partito (il PCE) e, di conseguenza, alla sinistra brasiliana. Questo però non toglie l’esattezza delle parole di Arrabal sulla gestione autoritaria (rapporti personali e politici) e di lotte interne nei gruppi politici di sinistra.

(2) Viktor Andrijovyč Kravčenko, “Ho scelto la libertà”. Il libro descrive la collettivizzazione voluta dal regime di Stalin, i campi di prigionia e l’uso del lavoro forzato.

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Imbecilli !

Il 22 Marzo la “Lega – Salvini premier Circolo Catania Identitaria” (composta per buona parte da ex missini e picchiatori fascisti) e la “Lega Salvini Premier – Città di Acireale” promuovono l’evento “Per la famiglia di sempre, una svolta identitaria”. Le presenze di Fabio Cantarella, assessore all’Ambiente, Ecologia e Sicurezza del Comune di Catania, e di Simone Pillon, senatore della Lega e promotore del DDL 735 “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” (1), ad otto giorni dal “Congresso Mondiale delle Famiglie” (World Congress of Families) di Verona, non sono una casualità.
Nella città di Catania, la scorsa estate, vi era stato il Festival Siciliano della Famiglia. Gli argomenti principali di questo Festival erano la bassa natalità ed una migrazione crescente nel Sud Italia. Il presidente nazionale Forum Associazioni familiari Gigi De Paolo presente a questo evento, aveva rilanciato il Patto per la Natalità chiedendo alle figure istituzionali presenti – quali l’assessore regionale alla Salute Ruggero Razza, il vicepresidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Giancarlo Cancellieri, il deputato dell’ARS Luca Sammartino, il sindaco di Catania Salvo Pogliese e l’assessore all’ambiente, ecologia e sicurezza urbana del Comune di Catania Fabio Cantarella – di impegnarsi nell’impedire il crollo demografico e salvaguardare la famiglia in quanto “petrolio della società”.
Il plauso delle figure istituzionali e le presenze del Centro Aiuto alla Vita e del Forum delle Associazioni Familiari in un territorio con un alto numero di medici e farmacisti obiettori, è una vera e propria manna dal cielo.
I due eventi descritti – Luglio 2018 e Marzo 2019 -, rientrano nella logica di conservazione e controllo degli individui attraverso la “famiglia”.

Il potere della famiglia”, scriveva David Cooper, “risiede nella sua funzione di mediazione sociale. Esso consolida il potere effettivo del­la classe dirigente in qualsiasi tipo di società basata sullo sfruttamento, fornendo ad ogni istituzione sociale una formula paradigmatica facilmente manovrabile. Cosi ve­diamo che il modulo familiare viene ripetuto nelle strut­ture sociali della fabbrica, dei sindacati, della scuola (sia inferiore che superiore), dell’università, delle società com­merciali, della chiesa, dei partiti politici e dell’apparato governativo, delle forze armate, degli ospedali, dei mani­comi e cosi via” (2).

Chi all’interno della famiglia verrà considerato un vero e proprio oggetto di carne? Le donne! La loro utilità è quella di far nascere e crescere figli (possibilmente maschi, unici capaci di mantenere in vita la cosiddetta stirpe) e svolgere in modo gratuito e sottomesso – all’interno della famiglia – lavori di cura.
Tale modo di fare è presente dalle classi meno abbienti a quelle ricche, differenziandosi “solo” per il bagaglio culturale, il “peso” o la mole del lavoro di cura e, ovviamente, la retribuzione economica.

Eventi del genere, chiaramente, giustificano ed incoraggiano tutta una serie di violenze (fisiche, culturali, sociali ed economiche) ai danni sia delle donne che verso i cosiddetti scarti della società: sex workers, froci, lesbiche, intersex, transgender, transessuali, trav e migranti.
La Sicilia sta conoscendo in questi ultimi anni un aumento esponenziale di gruppi pro-life, pro-famiglia e neofascisti a causa della presenza e alla gestione (pessima) dei/delle migranti (come accaduto nel caso del CARA di Mineo) e, cosa assai importante, all’aumento della retorica sovranista economica – come la difesa dei prodotti agro-alimentari e il potenziamento del settore turistico da parte della borghesia e della burocrazia

Le parole usate finora porteranno qualcun* a pensare che l’intero territorio siciliano sia solo una sorta di “terra di conquista”, restia nell’accettare il progresso “umanitario” del cosiddetto mondo civilizzato. Altr* penseranno, addirittura, che la Sicilia abbia assorbito tali modalità a causa dello Stato centrale e quindi, per liberarsi da ciò, serve una struttura localista e di autoliberazione.
Ebbene, cosa farneticano questo branco di imbecilli?
La civiltà e il progresso, il regionalismo e il pseudo-anticentralismo, nell’accezione moderna, non sono altro che forme di controllo dell’individuo (umano e non umano che sia) e di interi territori. In parole povere, il biopotere che controlla e gestisce i corpi (umani e non umani), fa diventare normalità delle norme non scritte.
Vorreste curare una società morente e succube di controlli e potere con altri poteri e forme di controllo? Jenner e altri pioneri dei vaccini ce l’hanno insegnato: le malattie conosciute vanno debellate o eradicate senza sé e senza ma.
Rivendichiamo la nostra individualità attraverso la soddisfazione dei propri bisogni, desideri e felicità.

Nota
(1) http://www.senato.it/leg/18/BGT/Schede/Ddliter/testi/50388_testi.htm
(2) Cooper David, “La morte della famiglia”, pag. 10

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L’indipendentismo e l’interclassismo come rifugi del dominio.

L’ispirazione di questo titolo deriva dalla frase “il patriottismo è l’ultimo rifugio delle canaglie” contenuta nel pamphlet di Samuel J. Johnson, “The Patriot”. In questo testo, il conservatore inglese attaccava quei patrioti falsi e subdoli, invocando un patriottismo puro, sincero e genuino. Benchè la frase citata di questa opera sia stata utilizzata in chiave antimilitarista nel film di Stanley Kubrick, “Orizzonti di gloria”, si è deciso di modificarla all’indomani della morte di Sebastiano Tusa, assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, per evidenziare come il sicilianismo e tutti i suoi derivati tossici siano presenti ed esaltate da tutte le componenti politiche locali.

Piagnistei…
Il presidente della regione Sicilia Nello Musumeci si dichiara distrutto dalla morte di Tusa: “perdo un amico, un lavoratore instancabile, un assessore di grande capacità ed equilibrio, che stava andando in Kenya per lavoro. Un uomo onesto e perbene, che amava la Sicilia come pochi. Un indimenticabile protagonista delle migliori politiche culturali dell’Isola.
Il presidente dell’Assemblea Regione Sicilia Gianfranco Miccichè, su Facebook ricorda Tusa come “un uomo di profonda cultura che aveva fatto della sua domenica di riposo una qualsiasi altra giornata di lavoro, allo scopo di promuovere l’immagine della Sicilia all’estero, per adempiere al suo ruolo di assessore ai Beni Culturali“.
Il Collegio Circoscrizionale dei Maestri Venerabili della Sicilia del Grande Oriente d’Italia – Palazzo Giustiniani ricorda Tusa come “un uomo libero e di grande onestà intellettuale. Disponibile al dialogo e al confronto, sempre bendisposto verso la bellezza e la conoscenza. Di lui ci rimangono i sorrisi, l’educazione, le sue opere di settore e la consapevolezza di aver stretto più volte la mano di un uomo che ha rivoluzionato l’archeologia subacquea in Sicilia, ridonando all’Isola parte di quel patrimonio culturale unico al mondo, che ci ricorda chi siamo stati e chi dovremmo essere oggi. Perdiamo un uomo di grande valore, innamorato della sua terra“.
Il sito “inuovivespri” riportano come la scomparsa dell’assessore regionale sia stata un’immensa perdita per la Sicilia in quanto si è sempre prodigato nella “tutela e la promozione attiva dell’immenso patrimonio storico-artistico della Sicilia. Questa “promozione attiva” fatta di cultura innestata in modo formidabile con i più recenti trovati della scienza e della tecnologia […] ha il potenziale per invertire il flusso che, da oltre un decennio, depriva la Sicilia dei suoi giovani laureati che a migliaia lasciano ogni anno la nostra Isola“.
La pagina facebook “Antudo” (diretta dal gruppo autonomo contropotere ExKarcere di Palermo) riporta la notizia de “inuovivespri”, sottolineando come “il messaggio che il professore Sebastiano Tusa ha lasciato a tutti noi: fare grande la Sicilia in Sicilia“.

…e realismo!
Per incentivare e potenziare la macchina turistica siciliana, il governo regionale e la borghesia locale utilizzano qualsiasi canale per sfruttare l’industria agroalimentare, i musei e i siti archeologici. Di conseguenza il proletariato siciliano viene sfruttato, minacciato e usato dalla politica, dalla mafia e dalla borghesia. L’ultimo esempio lo troviamo con i Forconi dove Mariano Ferro e parte della borghesia terriera che, approfittando delle proteste dei pastori in Sardegna e dei prezzi a basso costo dei prodotti non siciliani, inscenano presidi in difesa dei loro interessi economici.
In questa situazione c’è chi invoca oggi giorno ad un sicilianismo popolare e ribelle, pescando teorie terzomondiste e pratiche di sola visibilità. La concezione di popolo nel contesto siciliano punta ad una conservazione ed identificazione di un gruppo di individui. Ma questo porta sia ad una forma di divisione di classe che all’ignorare quello che viene portato avanti dalla cultura dominante locale.
Nell’articolo “Catania e Sicilia: tra capitalismo e cultura autoritaria dominante“, era stato scritto come “questo tentativo genuino e sincero di vedere il “sicilianismo” come una lotta popolare”, sia diventata “l’espressione del pensiero dominante locale: la narrazione capitalistica dei prodotti e paesaggi locali, l’esaltazione pietistica della chiesa cattolica, la visione della donna come oggetto di carne, il disprezzo e l’ostracizzazione verso omosessuali, lesbiche, persone intersex e persone transgender“.
Questo modellamento non è figlio di una colonizzazione italiana ma di una cultura del dominio ben radicata che utilizza il cosiddetto Sud per fini elettorali e manovalanza economica.
Per poter uscire da questo pantano burocratico-economico, si deve ricominciare a sviluppare delle forme di liberazione dove non ci si affossi su analisi e pratiche utilizzabili da micro e macro poteri.

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Tit Art

Annie Sprinkle, “Post-Porn Modernist. 25 anni da puttana multimediale

 

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Le vie del Capitale sono (in)finite…

Per la Cina la nuova Via della Seta non è affatto una strategia di dominio mondiale ma una semplice strategia di sopravvivenza (e non è detto che funzioni). […] un’implosione cinese non sarebbe affatto una prospettiva negativa poiché garantirebbe […] la “stagnazione secolare” […] una stagnazione in grado di assicurare in perpetuo il dominio della finanza.” (tratto da “Le preoccupazioni della lobby della deflazione. La via della seta”, UN del 7/04/2019)

L’articolo dei compagni del Comidad analizza il progetto noto come Belt and Road Initiative (BRI) o Vie della Seta, inaugurato nel Settembre del 2013 dalla dirigenza cinese. Il progetto in questione prevede di sviluppare le infrastrutture di trasporto e logistica, promuovendo e favorendo i flussi produttivi e di investimenti cinesi e locali. In tal modo le aziende cinesi riescono ad esportare la sovraproduzione e installarsi in altri paesi -collaborando con la classe dirigente locale.
Il caso europeo è, teoricamente, l’ultimo tassello del progetto BRI. Ritrovandosi in mezzo ai dazi imposti dagli USA alla Cina e una crescita economica a macchia di leopardo, per l’Europa il progetto delle “Vie della Seta” è un ottimo modo per le classi dirigenti europee e cinesi di mantenere i propri privilegi ed estendersi in altre parti del mondo come già avviene in Africa e, soprattutto, nell’Asia Centrale – dove il progetto delle “Vie della Seta” ha aperto e rafforzato nuovi meccanismi economici (tra aziende cinesi e governi locali) e di controllo (lotta al terrorismo islamico, giustificando la repressione contro la minoranza uigura in Cina).
Gli obiettivi del BRI è il controllo dei trasporti, sostenendo le esportazioni, automatizzando le attività portuali, trovare e creare nuovi mercati, investire capitali e
delocalizzare la produzione in luoghi in cui la manodopera è a basso prezzo.

BRI in Italia…
In Italia, il BRI è uno snodo vitale come dimostrato da questa mappa e in gioco vi sono miliardi di euro tra merci e finanziamenti vari. Dall’intervista rilasciata a La Stampa, Lucia Mattioli (vicepresidente di Confindustria) dichiara che non si deve sfuggire a questa opportunità in quanto “la Cina ha investito 28,9 miliardi di dollari” nei paesi attraversati dalla Via della Seta.
In un comunicato stampa, Confindustria dichiara che “vanno migliorate le relazioni economiche fra Italia e Cina con un salto di qualità, in un contesto rinnovato di regole che favorisca la libera circolazione di merci e investimenti in maniera più equa e reciproca“.

…e in Sicilia?
Chi controlla la Sicilia, controlla il Mediterraneo“, diceva un vecchio adagio.
La Sicilia, trovandosi al centro del Mediterraneo, tra Europa e Africa, è uno snodo fondamentale per le merci. Nonostante la visita di Jinping a Palermo, le relazioni tra le dirigenze universitarie siciliane e gli imprenditori cinesi e gli accordi tra la Oranfrizer e Alibaba Group – una multinazionale cinese attiva nel campo del commercio elettronico – per esportare 40 tonnellate di arance rosse IGP in Cina, la Sicilia resta fuori dal progetto delle BRI.
Perchè?
I motivi principali sono da ricercarsi principalmente nell’instabilità economica e sociale siciliana. Il pessimo stato delle infrastrutture stradali e ferroviarie, la lentezza burocratica e le lotte sotterranee per il dominio (tra clan mafiosi e tra borghesi), rendono il territorio siciliano non appetibile a grossi investimenti economici. È vero che la presenza militarista americana (tipo Sigonella) possa essere un impedimento alla borghesia cinese per sfruttare al meglio il lato occidentale e meridionale del Mediterraneo. Ma non dimentichiamo come la potenza americana annaspi da più di un decennio di crisi economica e di vittorie economicamente ed umanamente dispendiose (Iraq e Afghanistan). La borghesia cinese aspetta il momento opportuno per poter entrare nell’economia siciliana e italiana e aprire nuovi collegamenti (leggasi: stabilizzare e controllare) in un nordafrica nuovamente in subbuglio – come accade in Libia e in Algeria.

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