Proteste, rivolte e repressione nelle carceri dell’America Latina – Terza Parte

Articolo scritto da Sofia Bolten e revisionato da Gaia, pubblicato su Umanità Nova, numero 19, 31 Maggio 2020

Cile
Tra il 19 Marzo e il 15 Maggio scoppiano rivolte nelle carceri di Santiago 1 [1], Puente Alto [2] e Colina 1 [3]; le cause sono la presenza di contagiati da Sars-Covid-19 e la pessima gestione strutturale detentiva cilena.
Grazie al documento sullo stato di salute dei/delle detenut*[4], Sergio Micco, direttore dell’Instituto Nacional de Derechos Humanos (INDH), e Lya Cabello, procuratore giudiziario della Corte Suprema, richiedono al governo di intervenire contro l’affollamento e la detenzione preventiva. [5]
La risposta di Piñera è la Ley 21228 “Concede indulto generale conmutativo a causa de la enfermedad Covid-19 en Chile” [6], permettendo gli arresti domiciliari a quelle persone che hanno un’età media tra i 55 e i 75 anni e che non hanno commesso crimini gravi.
In una situazione di pandemia, il governo cileno ha presentato, a livello mediatico, questa legge come una panacea per le strutture penitenziarie cilene.
La repressione violenta delle forze di polizia e la criminalizzazione del governo e dei mass media contro chi protesta (sia dentro che fuori dalle carceri) continuano imperterrite.

Paraguay
A causa del Covid-19, il governo paraguaiano ha sospeso le visite nelle carceri, isolando in tal modo 15mila detenut*[7]; la misura adottata ha causato, finora, una sola protesta nel carcere di Concepcion. [8]
Il problema del sovraffollamento [9] e di un possibile aumento dei contagi all’interno delle prigioni paraguaiane, viene preso con estrema serietà. Per Dante Leguizamón di Mecanismo Nacional de Prevención de la Tortura (MNP), “la popolazione carceraria è una popolazione molto vulnerabile. È una situazione strutturale e di sovraffollamento molto complessa, che richiede l’adozione di misure adeguate pertinenti.” [10]
Prendendo i dati sul sovraffollamento del MNP [9], Maria Lorena Segovia Azucas, defensora general del Ministerio de la Defensa Publica, invia la “Nota d.g. n. 213/2020” e annesso progetto di legge sull’estensione dell’indulto [11] alla ministra della Giustizia e ai presidenti del Senato e della Corte Suprema de Justicia.
L’indulto sarebbe, quindi, un ottimo salvagente per una dirigenza corrotta e timorosa di possibili rivolte.

Argentina
In tempi di pandemia, le proteste all’interno delle carceri di Coronda [12], Concepción del Uruguay [13], Las Flores [14], Batán [15], Corrientes [16], Buenos Aires [17][18], Mendoza [19] e Santiago del Estero [20] sono state duramente represse dalla polizia.
La repressione poliziesca è l’ultimo tassello di quello che subiscono i/le detenut*. La tortura nelle prigioni argentine è un elemento strutturale e diffuso; attraverso l’aggressione fisica, l’isolamento, le cattive condizioni detentive, la mancanza o carenza di assistenza sanitaria, i divieti arbitrari agli incontri parentali, le minacce verbali, il furto di beni e i trasferimenti continui [21], la dirigenza carceraria tiene sotto controllo la situazione.
Benché siano arrivate numerose denunce [22], la situazione non è affatto cambiata.
La preoccupazione del mondo politico argentino è il sovraffollamento [23] causato, secondo l’attuale presidente dell’Argentina Alberto Angel Fernandez, dall’amministrazione Macri: “Per 4 anni il governo Macri ha dimenticato le prigioni. E c’era una logica sistematica di sovrappopolare carceri; se vuoi una mano pesante e che tutti finiscano in prigione, devi costruire prigioni. Ma non sono state costruite e adesso sono sovraffollate. Tutte le organizzazioni per i diritti umani lo hanno messo in discussione.” [24]
Questo gioco di dare la colpa ai predecessori ha mantenuto in vigore la Ley 25886 (o “Ley Blumberg) [25] – una delle leggi responsabili del sovraffollamento carcerario. [26]
Mentre continuano questi teatrini politici – specie sul ricordare i presunti miracoli di Alfonsin, Menem e Kirchner (marito e moglie) -, la situazione di crisi economica fa aumentare sempre più il divario sociale, criminalizzando le proteste e le rivolte carcerarie.

Uruguay
Nonostante non vi siano casi di contagi tra i/le detenut* delle prigioni uruguaiane, l’Instituto Nacional de Rehabilitacion ha applicato il protocollo di azione contro il Coronavirus: disinfestazione delle celle, restrizione delle visite nelle strutture detentive, divieto delle attività educative e distribuzione di sapone [26].
Queste misure, in una situazione di apparente calma, non nascondono le condizioni delle carceri dell’Uruguay. Secondo la versione preliminare dell’ “Informe 2019” – redatta dal Comisionado Parlamentario Penitenciario -, la sovrappopolazione carceraria nel 2019 è aumentata fino a raggiungere quota 100% [27] e i casi di violenza tra detenut* sono in costante aumento. [28]
Il timore delle istituzioni uruguaiane è che il vento delle rivolte carcerarie degli altri paesi latino-americani possa arrivare nel paese, rendendo la situazione sociale in generale ingestibile.

Brasile
La sospensione delle visite carcerarie [29] porta alle rivolte nelle prigioni delle città di Mongaguá [30], Taubaté, Mirandópolis, Tremembé, Sumaré, Porto Feliz, Oswaldo Cruz, Hortolandia, Pemano, Tremembé, Sao José dos Campos, Franco da Rocha, Sao Vicente, Valparaíso, Campinas e Osasco.[31]
Il Brasile ha la terza popolazione carceraria più grande del mondo, dietro gli Stati Uniti e la Cina [32], con un sovraffollamento del 166%. [33]
I/le detenut* brasilian* sono costrett* a dormire o sul pavimento o legat* alle sbarre, assomigliando a dei pipistrelli appesi [34]. Le violenze (specie razziali e di genere) e le torture in carcere sono parte integrante del controllo detentivo; come dichiarato dal coordinatore nazionale del Pastoral Carcerària, padre Valdir Silveira, “il sistema carcerario brasiliano è caratterizzato da massacri, torture e morti. È un sistema creato per far ammalare la persona. Quando una persona si adatta al sistema carcerario, significa che non è adatta a vivere nella società, perché si è adattata ad un ambiente che ha portato via tutta la sua individualità, creatività e capacità di agire come un essere umano razionale.”[35]
Non c’è da sorprendersi se in un contesto del genere sia scoppiata una rivolta il 2 Maggio presso il carcere di Manaus. [36]
Mentre il Brasile si avvia a diventare il secondo paese per contagi da Covid-19, la giunta Bolsonaro conferma la sua faccia spietata nel reprimere le rivolte e, allo stesso tempo, la sua inettitudine nel contenere il virus.

Note
[1] “Chile: Motín de prisioneros en la cárcel Santiago 1 ante riesgo multiplicado de contagio y heridos”, anred del 19 Marzo 2020.
Link: https://www.anred.org/2020/03/19/chile-motin-de-prisioneros-en-la-carcel-santiago-1-ante-riesgo-multiplicado-de-contagio-y-heridos/
[2] A causa della pessima gestione sanitaria del carcere di Puente Alto, i detenuti organizzano due distinte rivolte (30 Marzo e 22 Aprile)
“Intento de motín en cárcel chilena por un contagio de coronavirus deja 26 heridos”, infobae del 30 Marzo 2020.
Link: https://www.infobae.com/america/agencias/2020/03/30/intento-de-motin-en-carcel-chilena-por-un-contagio-de-coronavirus-deja-26-heridos/
“Autoridades chilenas controlan motín en cárcel Puente Alto”, telesurtv.net del 22 Aprile 2020
Link: https://www.telesurtv.net/news/chile-nuevo-motin-penal-puente-alto-coronavirus-20200422-0088.html
[3] “Motín en cárcel chilena, 6 heridos”, pulsoslp del 15 Maggio 2020
Link: https://pulsoslp.com.mx/mundo/motin-en-carcel-chilena-6-heridos/1116129
[4] INDH, “Informe Sobre Estándares de Derechos Humanos en Materia de Personas Privadas de Libertad, en Relación Aquellas Sujetas ala Medida Cautelar de Prisión Preventiva yCrisis Sanitaria por COVID-19”, pagg. 8-16
Link: https://bibliotecadigital.indh.cl/bitstream/handle/123456789/1713/informe-privados-libertad-covid19.pdf?sequence=1&isAllowed=y
[5] “Fiscala judicial de la Corte Suprema y director dell’INDH coinciden en la urgencia de proteger a poblacion penal del contagio de Covid-19”, PJUD del 16 Aprile 2020
Link: https://www.pjud.cl/corte-suprema?p_p_auth=Ydz33bII&p_p_id=101&p_p_lifecycle=0&p_p_state=maximized&p_p_mode=view&_101_struts_action=/asset_publisher/view_content&_101_returnToFullPageURL=/corte-suprema&_101_assetEntryId=19569090&_101_type=content&_101_urlTitle=fiscala-judicial-de-la-corte-suprema-y-director-del-indh-coinciden-en-la-urgencia-de-proteger-a-poblacion-penal-del-contagio-de-covid-19&redirect=https://www.pjud.cl/corte-suprema?p_p_id=3&p_p_lifecycle=0&p_p_state=maximized&p_p_mode=view&_3_groupId=0&_3_keywords=hacinamiento&_3_struts_action=%2Fsearch%2Fsearch&_3_redirect=%2Fcorte-suprema&inheritRedirect=true
“INDH insta al sistema de justicia a impulsar medidas cautelares diferentes a prisión preventiva ante COVID-19”, indh.cl del 24 Aprile 2020
Link: https://www.indh.cl/indh-insta-al-sistema-de-justicia-a-impulsar-medidas-cautelares-diferentes-a-prision-preventiva-ante-covid-19/
[6] Link: https://www.leychile.cl/Navegar?idNorma=1144400&r=1
[7] I dati sono del Ministerio de Justicia del Paraguay.
Vedasi: Mecanismo Nacional de Prevenciòn de la Tortura, “Personas privadas de libertad en Paraguay – Abril 2020”, pag. 8
Link: http://www.mnp.gov.py/index.php/investigacion-social/2015-08-23-04-10-39/Estad%C3%ADsticas/Personas-privadas-de-libertad-en-Paraguay—Abril-2020/
[8] Il motivo della protesta deriva non solo dalla paura del contagio ma anche dal sovraffollamento.
“Covid-19: Reos en cárcel de Concepción se oponen al ingreso de más reclusos”, npy.com.py del 12 Maggio.
Link: https://npy.com.py/2020/05/covid-19-reos-en-carcel-de-concepcion-se-oponen-al-ingreso-de-mas-reclusos/
Come riportato nel documento “Personas privadas de libertad en Paraguay – Abril 2020”, il carcere di Concepcion è sovrapopolato: secondo il Ministerio de la Justicia, si aggira al 122%, mentre secondo il Mecanismo Nacional de Prevenciòn de la Tortura (MNP) è del 266%.
[9] Mecanismo Nacional de Prevenciòn de la Tortura, “Personas privadas de libertad en Paraguay – Abril 2020”, pag. 9
[10] “Las carceles y el Covid-19”, lanacion del 29 Marzo 2020
Link: https://www.lanacion.com.py/gran-diario-domingo/2020/03/29/las-carceles-y-el-covid-19/
[11] La Ley Nº 1285/98 regolamenta l’articolo 238, comma 10 della Costituzione Nazionale sull’indulto presidenziale. Attraverso questa, quindi, il presidente della repubblica concede l’indulto al/alla detenut* che ha scontato almeno metà della pena.
La richiesta di Segovia Azuca è estendere l’indulto:
– a chi ha più di settanta anni;
– a coloro che sono gravemente malat*;
– a chi ha una condanna fino a cinque anni. In questo caso è rivolto a chi ha più di sessanta anni, alle donne incinte e ai padri, ai mariti o ai conviventi di persone totalmente invalide..
Link: https://www.bacn.gov.py/archivos/854/20141001112617.pdf
http://www.mdp.gov.py/application/files/4015/8878/7425/NOTA_Y_ANTEPROYECTO_-_INDULTO.pdf
[12] Le proteste dei detenuti derivano dalle scarse condizioni di salute, igiene e sicurezza del carcere.
“Reportan graves hechos en la cárcel de Coronda”, derf del 23 Marzo, 2020
Link: https://www.derf.com.ar/reportan-graves-hechos-la-carcel-coronda-n1519278
[13] La rivolta scoppia per richiedere migliori condizioni di detenzione e prevenire la diffusione del coronavirus.
“Fuego e intento de motín en una cárcel de Concepción del Uruguay”, El Litoral del 24 Marzo 2020.
Link:https://www.ellitoral.com/index.php/id_um/231461-fuego-e-intento-de-motin-en-una-carcel-de-concepcion-del-uruguay-este-martes-sucesos.html
[14] Tra il 23 e il 25 Marzo, all’interno del carcere, scoppiano diverse rivolte a causa delle scarse informazioni sulla situazione sanitaria.
“Santa Fe: Motín en el penal de Las Flores”, la5pata del 23 Marzo 2020
Link: https://la5pata.com/2020/03/23/santa-fe-motin-en-el-penal-de-las-flores/
“Motines en las cárceles: el peligroso desafío de los presos en medio de la crisis por el coronavirus”, infobae del 24 Marzo 2020
Link: https://www.infobae.com/sociedad/policiales/2020/03/25/motines-en-las-carceles-el-peligroso-desafio-de-los-presos-en-medio-de-la-crisis-por-el-coronavirus/
“Santa Fe: nuevos incidentes en el penal de Las Flores tras el sangriento motín que dejó cuatro muertos”, infobae del 25 Marzo 2020
Link: https://www.infobae.com/sociedad/policiales/2020/03/25/santa-fe-nuevos-incidentes-en-el-penal-de-las-flores-tras-el-sangriento-motin-que-dejo-cuatro-muertos/
[15] I detenuti hanno organizzato una rivolta per richiedere condizioni migliori nell’affrontare la pandemia da Coronavirus. Stando a quanto riportato da un video filmato da un detenuto, “per due settimane non abbiamo avuto un avvocato, non abbiamo candeggina, né sapone bianco, né servizi igienici. Né acqua potabile da bere”.
“Presos de la UP44 de Batán causaron disturbios en reclamo de mejores condiciones”, La Capital Mar de La Plata del 23 Marzo 2020.
Link: https://www.lacapitalmdp.com/presos-de-la-up44-de-batan-causaron-disturbios-en-reclamo-de-mejores-condiciones/
[16] Nell’articolo “La otra cara de la pandemia: represión y muerte en la cárcel”, Indymedia Argentina del 23 Aprile 2020, viene descritta la violenta repressione della polizia all’interno del carcere.
Link: https://argentina.indymedia.org/2020/04/23/la-otra-cara-de-la-pandemia-represion-y-muerte-en-la-carcel/
[17] La rivolta scoppia sia a causa della paura del contagio che della diffusione di un audio whatsapp – in cui si diceva che molti detenuti sarebbero morti.
“El brutal motín en el penal de Florencio Varela donde mataron a un preso se disparó por un audio falso de WhatsApp”, infobae del 23 Aprile 2020
Link: https://www.infobae.com/sociedad/policiales/2020/04/23/el-brutal-motin-en-el-penal-de-florencio-varela-donde-mataron-a-un-preso-se-disparo-por-un-audio-falso-de-whatsapp/
[18] I detenuti, in rivolta, hanno richiesto tamponi e controlli medici adeguati. Le istituzioni e i detenuti raggiungono il 30 Aprile una tregua. Il 6 Maggio le due parti firmano un accordo nel migliorare le condizioni di salute. Tuttavia la Corte Suprema ordina che si muova la giustizia ordinaria nel perseguire chi ha scatenato le rivolte.
“Tras más de nueve horas, los presos levantaron el violento motín en la cárcel de Villa Devoto”, infobae del 24 Aprile 2020.
Link: https://www.infobae.com/sociedad/policiales/2020/04/24/motin-e-incendio-en-el-penal-de-devoto-se-desperto-la-ira-de-muchos/
“No morir en la cárcel”, Indymedia Argentina del 25 Aprile 2020.
Link: https://argentina.indymedia.org/2020/04/25/no-morir-en-la-carcel/
“Tregua tras el violento motín en la cárcel de Villa Devoto: qué dice el nuevo acuerdo entre presos y autoridades”, infobae del 30 Aprile 2020
Link: https://www.infobae.com/sociedad/policiales/2020/04/30/tregua-tras-el-violento-motin-en-la-carcel-de-villa-devoto-que-dice-el-nuevo-acuerdo-entre-presos-y-autoridades/
“Fin del conflicto en la cárcel de Devoto tras el violento motín: los siete puntos del acuerdo firmado entre los presos y las autoridades”, Infobae del 6 Maggio 2020
Link: https://www.infobae.com/politica/2020/05/06/se-termino-el-conflicto-entre-los-presos-de-la-carcel-de-devoto-y-las-autoridades-los-siete-puntos-que-acordaron/
“Motín en Devoto: la Corte Suprema ordenó que los incidentes sean investigados por la justicia ordinaria”, viapais del 18 Maggio 2020
Link: https://viapais.com.ar/buenos-aires/1766886-motin-en-devoto-la-corte-suprema-ordeno-que-los-incidentes-sean-investigados-por-la-justicia-ordinaria/
[19] Le detenute hanno protestato per richiedere migliori condizioni di igiene e prevenzione di fronte all’epidemia.
Per ulteriori approfondimenti – e comunicato annesso -, leggere:
“Basta de represión en todas las cárceles del país”, Indymedia Argentina del 28 Aprile 2020.
Link: https://argentina.indymedia.org/2020/04/28/basta-de-represion-en-todas-las-carceles-del-pais/
[20] Tra il 3 e 4 Maggio scoppia una rivolta presso il carcere di Santiago del Estero a causa delle scarse condizioni igieniche della struttura e per la richiesta degli arresti domiciliari.
“Santiago del Estero: tensión por un motín en un penal de la Ciudad capital”, infobae del 4 Maggio 2020.
Link: https://www.infobae.com/sociedad/policiales/2020/05/04/santiago-del-estero-tension-por-un-motin-en-un-penal-de-la-ciudad-capital/
[21] Tra il 2002 e il 2018, la sovrapopolazione carceraria è aumentata del 22%.
“Evolución del porcentaje de sobrepoblación en unidades carcelarias de todo el país (cárceles federales y provinciales). Período 2002-2018.”
Link: https://docs.google.com/spreadsheets/d/1mVKlRavtnATxbMqQSxlLFWOv-nGeM-xEyPdkoqg1-Hg/edit#gid=0
[22] Vedasi “Registro Nacional de Casos de Torturay/o Malos Tratos. Informe Anual 2018”, redatto dalla Procuración Penitenciaria de la Nación (PPN), Comisión Provincial por la Memoria (CPM) e Grupo de Estudios sobre sistema penal y Derechos Humanos (GESPyDH).
Link: http://www.comisionporlamemoria.org/archivos/cct/informesrnct/Informe_2018.pdf
[23] Estratto di un’intervista fatta a Fernandez il 5 Maggio 2020.
Link: https://twitter.com/Herezeq/status/1257506475615883266
[24] Link: http://servicios.infoleg.gob.ar/infolegInternet/anexos/90000-94999/94769/norma.htm
[25] Ci si riferisce all’aumento delle detenzioni tra il 2005 e il 2018.
Vedere “SNEEP 2018. Sistema Nacional de Estadística sobre Ejecución de la Pena (SNEEP)”, pag. 33
Link: https://www.argentina.gob.ar/sites/default/files/sneep_2018_final.pdf
[26] “Instituto Nacional de Rehabilitación emite protocolo de actuación ante el coronavirus”
Link: https://www.minterior.gub.uy/index.php?option=com_content&view=article&id=7571
[27] Vedasi il documento a pag. 48
Link: https://parlamento.gub.uy/sites/default/files/DocumentosCPP/5.2.2020%20Informe%202019%20Parte%201.pdf
[28] Ibidem, pag. 52
[29] “Portaria n° 5” del 16 Marzo 2020
Link: http://www.in.gov.br/en/web/dou/-/portaria-n-5-de-16-de-marco-de-2020-249490711
[30] “Centenas de presos conseguem fugir da penitenciária de Mongaguá; veja imagens”, noticias del 16 Marzo 2020
Link: https://noticias.band.uol.com.br/noticias/100000985344/centenas-de-presos-conseguem-fugir-da-penitenciaria-de-mongagua-veja-imagens.html
[31] “Al menos 1.350 presos se fugan de cárceles de Sao Paulo en medio de restricciones por coronavirus”, emol del 16 Marzo 2020
Link: https://www.emol.com/noticias/Internacional/2020/03/16/980033/Reos-escapan-carcel-brasil-coronavirus.html
[32] Link: https://www.prisonstudies.org/highest-to-lowest/prison-population-total?field_region_taxonomy_tid=All
[33] Vedere la voce “Capacidade e Ocupação”
Link: https://www.cnmp.mp.br/portal/relatoriosbi/sistema-prisional-em-numeros
[34] “Coronavírus: a “verdadeira tragédia” que pode acontecer nas prisões do Brasil”, publico del 21 Marzo 2020
Link: https://www.publico.pt/2020/03/21/mundo/noticia/coronavirus-verdadeira-tragedia-acontecer-prisoes-brasil-1908872
[35] “Combate e Prevenção à Tortura”
Link: https://carceraria.org.br/combate-e-prevencao-tortura
[36] “Motín en cárcel de Manaus, Brasil, deja 7 agentes de seguridad como rehenes”, laverdadnoticias del 2 Maggio 2020.
Link: https://laverdadnoticias.com/mundo/Motin-en-carcel-de-Manaus-Brasil-deja-7-agentes-de-seguridad-como-rehenes-20200502-0088.html

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Proteste, rivolte e repressione nelle carceri dell’America Latina – Seconda Parte

Articolo scritto da Sofia Bolten e revisionato da Demenza Hardcore, pubblicato su Umanità Nova, numero 18, 24 Maggio 2020

Venezuela
Il governo venezuelano, a causa del Covid-19, decide di proibire le visite dei parenti all’interno delle carceri. Il 18 Marzo, dal Centro de Detención Preventiva (CDP) di San Carlos, fuggono 84 detenut*; di quest* fuggitiv*, solo quaranta hanno fatto perdere le loro tracce; quattro sono stati assassinati, diciassette sono stati uccisi dalla polizia per resistenza e ventitre sono stat* catturat*. [1]

Secondo Carlos Nieto Palma della ONG “Ventana a la Libertad”, le visite dei parenti sono fondamentali in quanto i/le detenut* “si nutrono perché la famiglia porta loro cibo; non esiste un programma di alimentazione statale per loro”. [2]
Le restrizioni alimentari [3] e/o le punizioni basate sul digiuno [4] all’interno delle prigioni sono confermate sia dalla testata giornalistica “Semana” [5] che dai comunicati dell’Observatorio Venezolano de Prisiones.

In una situazione del genere, le carceri venezuelane – già sovraffollate e violente [6] – sono dei focolai di contagio [7] e di rivolta. [8]
Scriveva bene José Rafael López Padrino nel lontano 2014: “dopo 15 anni di malgoverno bolivariano, i problemi delle carceri sono ulteriormente peggiorati: abbiamo il sistema carcerario più pericoloso dell’America Latina. Le nostre strutture correttive sono state trasformate in depositi puzzolenti di esseri umani gestiti da assassini in berretti rossi che violano i diritti umani dei detenuti sotto la copertura del potere e in nome della rivoluzione Fascio-Chavista.” [9]

Colombia
A seguito delle inesistenti misure governative per arginare il Covid-19 nelle carceri [10], il 21 Marzo scoppiano delle rivolte in almeno 10 penitenziari.
La risposta del governo di Duqe è stata la repressione da parte dell’esercito e della polizia contro i rivoltosi. [11] Il giorno dopo, 22 Marzo, il Direttore generale dell’Instituto Nacional Penitenciario y Carcelario (INPEC) dichiara lo “Stato di Emergenza Penitenziaria e Carceraria” con il quale si possono trasferire o isolare i detenuti considerati responsabili di turbare l’ordine e la sicurezza. [12]

Allo stesso tempo, il governo emana un decreto [13] con cui si consentono gli arresti domiciliari temporanei a quei/quelle detenut* che hanno commesso crimini giudicati “lievi”.
Stando a quanto riportato dal Ministero della Giustizia e dal Comité de Solidaridad con los Presos Políticos, i/le beneficiari* saranno circa 4mila detenut*. [14]

Le prigioni colombiane soffrono già di problemi cronici quali sovraffollamento [15], privazioni (alimentari e sanitarie), corruzione e violenza costante. [16] Questi problemi, in una situazione di pandemia, rischiano di trasformare le carceri in veri e propri lazzaretti [17], oltre che farle diventare fonti di destabilizzazione per una dirigenza burocratica e borghese da sempre prona agli interessi statunitensi.

Ecuador
Per frenare l’epidemia da Covid-19 all’interno delle carceri ecuadoregne, il governo di Lenin Moreno emana tutta una serie di misure atte a vietare le visite parentali [18], aumentare i controlli sanitari [19] e diminuire il sovraffollamento [20] tramite l’indulto. [21]

Le misure prese, tuttavia, non rallentano le proteste e le rivolte all’interno delle carceri [22]; la risposta della polizia e dell’esercito – con la collaborazione del Servicio Nacional de Atención Integral a Personas Adultas Privadas de la Libertad y a Adolescentes Infractores (SNAI) [23]-, è sempre dura e fortemente repressiva.

A livello mediatico le prigioni in Ecuador sono rappresentate come centri di riabilitazione sociale e di rispetto dell’essere umano; ma a livello reale sono gabbie in cui rinchiudere e addomesticare l’essere umano alle logiche del dominio.

Perù
L’arrivo del Covid-19 all’interno delle sovraffollate [24] e insalubri carceri peruviane ha causato, tra Marzo e Aprile, le rivolte di Río Seco [25], El Milagro [26], Picsi [27], Miguel Castro Castro [28] Ancón 2 [29] e Huancayo. [30]
Da parte del governo, le misure per contenere i contagi nelle prigioni, tramite dei programmi sanitari specifici, sono state pressocchè nulle.

A tal merito, il Rappresentante in America del Sud dell’Alta Commissione delle Nazioni Unite dei Diritti Umani ha dichiarato che “il COVID-19 nelle carceri è un problema urgente per i diritti umani e la salute pubblica. Molte carceri nel paese presentano gravi problemi di insalubrità e sovraffollamento, condizioni che non solo aumentano le possibilità di contagio, ma anche la tensione e l’incertezza all’interno delle strutture. […] Lo Stato peruviano deve raddoppiare gli sforzi per garantire il diritto alla salute all’interno delle carceri. Per fare questo, oltre a migliorare i protocolli di salute e igiene, il sovraffollamento deve essere ridotto, anche attraverso il rilascio di detenuti vulnerabili.”[31]

Non deve stupire se la borghesia peruviana, prima dello scoppio della pandemia nel paese, avesse rilasciato una serie di dichiarazioni e report sul valore monetario dei detenuti [32] e su una possibile privatizzazione del sistema carcerario. [33]
Nel tentativo di mettere una pezza ad una situazione che diventa sempre più ingestibile, il governo da una parte emana il “Decreto legislativo n. 145914” – col quale converte la pena a quelle persone condannate per il reato di omissione dell’assistenza familiare [34] -, e dall’altra concede un bonus straordinario di 720 sol al personale dell’INPE.[35]
In tempi di Covid-19, il rafforzamento dei poteri burocratici ed economici in Perù prosegue sulla pelle dei/delle detenut*.

Bolivia
L’arrivo della pandemia nel paese andino, così come l’incapacità del governo nel risolvere il sovraffollamento [36] e il disastro sanitario all’interno delle strutture detentive, ha causato le rivolte nelle carceri di San Pedro in Oruro [37] e Palmasola [38].

Il Decreto Presidencial Nº 4226 [39] sull’amnista e indulto “per ragioni umanitarie e di emergenza sanitaria a livello nazionale”, secondo la stampa locale, dovrebbe portare alla liberazione di circa “2.500 detenuti in tutto il territorio nazionale.” [40]

Ma secondo la Defensora del Pueblo, Nadia Cruz, la situazione in cui si trovano i/le detenut* è grave a causa del sovraffollamento e della lentezza nel rilasciare i/le beneficiari* del decreto presidenziale. [41]

Quello che succede all’interno della struttura carceraria boliviana è lo specchio di una società ed una economia in piena crisi. E il fatto che abbia preso il potere governativo la cosiddetta destra boliviana – con in testa la “cristianissima” Jeanine Áñez Chávez -, dimostra come la dirigenza burocratica e borghese voglia ritornare ai fasti del decennio passato, ovvero “el milagro Boliviano”.

Note
[1] “Zulia. Los cuerpos de seguridad matan a cinco y recapturan a otros ocho fugitivos del retén de San Carlos”
Link: http://unaventanaalalibertad.org/alertas/zulia-los-cuerpos-de-seguridad-matan-a-cinco-y-recapturan-a-otros-ocho-fugitivos-del-reten-de-san-carlos/
[2] “Fuga masiva de presos deja 10 muertos en Venezuela”
Link: https://www.dw.com/es/fuga-masiva-de-presos-deja-10-muertos-en-venezuela/a-52832549
[3] Vedasi come esempio “Más del 50% de los presos del CICPC El Llanito no reciben alimentos”
Link: https://oveprisiones.com/mas-del-50-de-los-presos-del-cicpc-el-llanito-no-reciben-alimentos/
[4] “Presos de CICPC El Hatillo están castigados y no reciben alimentos”
Link: https://oveprisiones.com/presos-de-cicpc-el-hatillo-estan-castigados-y-no-reciben-alimentos/
[5] “Semana” riporta alcuni casi di detenuti che mangiavano animali cacciati in prigione. Vedasi l’articolo “El hambre, el peor azote de las cárceles venezolanas”.
Link: https://www.semana.com/mundo/articulo/hambre-en-las-carceles-venezolanas/561318
[6] Vedasi il rapporto “Informe anual 2018. Estar preso en Venezuela es una condena a muerte” dell’Observatorio Venezolano de Prisiones, pagg. 9-18
Link: https://oveprisiones.com/informes/
[7] “Los presos venezolanos están en extrema vulnerabilidad ante el Coronavirus”
Link: https://oveprisiones.com/los-presos-venezolanos-estan-en-extrema-vulnerabilidad-ante-el-coronavirus/
[8] La rivolta del Centro Penitenciario Los Llanos del 1 Maggio ha provocato oltre quaranta morti tra i detenuti. L’Observatorio Venezolano de Prisiones si è mostrato sconcertato e inorridito di fronte alla violenza statale. Vedasi i seguenti articoli:
“En estado de descomposición entregaron los cadáveres de la masacre de Cepella”
Link: https://oveprisiones.com/en-estado-de-descomposicion-entregaron-los-cadaveres-de-la-masacre-de-cepella/
“Decenas de muertos y heridos durante motín carcelario en Venezuela”
Link: https://oveprisiones.com/decenas-de-muertos-y-heridos-durante-motin-carcelario-en-venezuela/
[9] “Opinión: Fracaso de la política carcelaria”
Link: https://periodicoellibertario.blogspot.com/2014/12/opinion-fracaso-de-la-politica.html
[10] Nelle circolari dell’Instituto Nacional Penitenciario y Carcelario nn. 0004 dell’11 Marzo, 0005 del 17 Marzo e 0006 del 19 Marzo, si prendevano i seguenti provvedimenti: sanificazione dei locali, monitoraggio sanitario dei detenuti, divieto dei dispositivi di comunicazione non autorizzati e colloqui con i parenti attraverso le videochiamate.
Circolare dell’11 Marzo:
https://coronaviruscolombia.gov.co/Covid19/docs/decretos/INPEC/Directiva_000004_de_2020.pdf
Circolare del 17 Marzo: https://coronaviruscolombia.gov.co/Covid19/docs/decretos/INPEC/155_circular_Inpec.pdf
Circolare del 19 Marzo: https://coronaviruscolombia.gov.co/Covid19/docs/decretos/INPEC/156_circular_Inpec.pdf
[11] Le violenze che si sono susseguite tra il 21 e il 23 Marzo circa sono state riportate dal Comité de Solidaridad con los Presos Políticos nel comunicato “Alerta Temprana”. Nel testo vengono conteggiati i detenuti uccisi e feriti dalla polizia presso il carcere La Modelo di Bogotà.
Link: http://www.comitedesolidaridad.com/es/content/alerta-temprana
[12] Resolución n. 001144 “Por medio de la cual se declara el estado de emergencia penitenciaria y carcelaria en los establecimientos de reclusión del Orden Nacional del INPEC.”
Link: https://coronaviruscolombia.gov.co/Covid19/docs/decretos/INPEC/85.pdf
[13] Decreto 546
Link: https://dapre.presidencia.gov.co/normativa/normativa/DECRETO%20546%20DEL%2014%20DE%20ABRIL%20DE%202020.pdf
[14] “El decreto que otorgaría detención y prisión domiciliaria transitoria es insuficiente”
Link: http://www.comitedesolidaridad.com/es/content/el-decreto-que-otorgaría-detención-y-prisión-domiciliaria-transitoria-es-insuficiente
[15] Le prigioni colombiane possono ospitare 80 mila detenut*. Secondo l’Informe Estadistico dell’INPEC di Marzo 2020 vi sono 122mila detenuti presenti nelle strutture carcerarie.
Link: https://inpec.gov.co/documents/20143/965447/INFORME+ESTADISTICO+MARZO+.pdf/49f76895-aa23-c5f8-fac0-e8577d561d7e?version=1.0
[16] Vedasi Fundación Comité de Solidaridad con los Presos Políticos, “Seguridad sin derechos. Informe de la situación carcelaria en Colombia, 2007-2009”, pagg. 80-189
Link: https://www.tarragona.cat/cooperacio/educacio-per-al-desenvolupament/seguridad-sin-derechos.-informe-de-la-situacion-carcelaria-en-colombia-2007-2009/at_download/document
[17] “En un mes, casos de covid-19 en cárceles ya alcanzan los 962”
Link: https://www.eltiempo.com/justicia/servicios/expansion-del-coronavirus-en-carceles-de-colombia-494572
[18] “Gobierno restringe visitas en las cárceles por el coronavirus”.
Link: https://www.primicias.ec/noticias/sociedad/gobierno-restringe-visitas-carceles-coronavirus/
[19] Link: https://www.atencionintegral.gob.ec/wp-content/uploads/2020/03/COVID-19-LINEAMIENTOS-3.pdf
[20] Secondo il “Plan de respuesta humanitaria Covid-19 Ecuador”, all’interno delle strutture detentive ecuadoregne vi sono 39.813 carcerat*. Il sovraffolamento è stimato del 35,13%.
Link: https://diariolosandes.com.ec/no-hubo-intento-de-fuga-ni-amotinamiento-en-la-carcel-de-riobamba/
[21] “Gobierno indultará a algunos presos para mejorar manejo de COVID-19 en cárceles”
Link: https://www.eluniverso.com/noticias/2020/04/28/nota/7825884/gobierno-indultara-algunos-presos-mejorar-manejo-covid-19-carceles
“Ecuador: 808 presos liberados durante la emergencia por Covid-19”
Link: https://www.primicias.ec/noticias/sociedad/ecuador-presos-liberados-emergencia-covid/
[22] Vedasi ad esempio
“Motín en el Centro de Rehabilitación Social de Ambato.”
Link: http://ecuador.indymedia.org/?p=1935
“Amotinamiento, destrucción y saqueo en la cárcel de Tulcán”
Link: https://www.elnorte.ec/amotinamiento-saqueo-carcel-de-tulcan/
[23] “SNAI y policia nacional realizan controles en los filtros de seguridad”
Link: https://www.atencionintegral.gob.ec/snai-y-policia-nacional-realizan-controles-en-los-filtros-de-seguridad/
[24] “Se amotinan presos en cárcel de Perú por temor a contagiarse de COVID-19”
Link: https://www.elperiodico.com/es/internacional/20200319/motin-presos-carcel-peru-temor-covid-19-7896115
[25] “Motín en cárcel de Perú por temor a Covid-19 deja dos muertos”
Link: https://www.jornada.com.mx/ultimas/mundo/2020/04/18/motin-en-carcel-de-peru-por-temor-a-covid-19-deja-dos-muertos-2669.html
[26] “Suben a nueve los muertos en motín carcelario en Perú”
Link: https://www.dw.com/es/suben-a-nueve-los-muertos-en-mot%C3%ADn-carcelario-en-per%C3%BA/a-53275144
[24] Secondo l’ “Informe estadistico” del Febbraio 2020, la popolazione carceraria in Perù è di 129mila unità. Il sovraffollamento è stimato del 141%.
Link: https://www.inpe.gob.pe/normatividad/documentos/4369-informe-estadistico-febrero-2020/file.html
[25] “Se amotinan presos en cárcel de Perú por temor a contagiarse de COVID-19”
Link: https://www.elperiodico.com/es/internacional/20200319/motin-presos-carcel-peru-temor-covid-19-7896115
[26] “Trujillo: PNP e INPE controlaron motín en penal El Milagro”
Link: https://www.tvperu.gob.pe/noticias/nacionales/trujillo-pnp-e-inpe-controlaron-motin-en-penal-el-milagro
[27] “Motín en cárcel de Perú por temor a Covid-19 deja dos muertos”
Link: https://www.jornada.com.mx/ultimas/mundo/2020/04/18/motin-en-carcel-de-peru-por-temor-a-covid-19-deja-dos-muertos-2669.html
[28] “Suben a nueve los muertos en motín carcelario en Perú”
Link: https://www.dw.com/es/suben-a-nueve-los-muertos-en-mot%C3%ADn-carcelario-en-per%C3%BA/a-53275144
[29] “Protesta en penal de Ancón II ya está controlada, afirma ministro Castañeda”
Link: https://elperuano.pe/noticia-protesta-penal-ancon-ii-ya-esta-controlada-afirma-ministro-castaneda-95152.aspx
[30] “Huancayo: Aumentan a 18 los infectados en penal y hubo segundo motín”
Link: https://rpp.pe/peru/junin/carcel-peru-huancayo-aumentan-a-18-los-infectados-en-penal-y-hubo-segundo-motin-noticia-1262133
[31] “COVID-19 profundiza crisis penitenciaria en Perú, alerta ONU Derechos Humanos”
Link: https://acnudh.org/covid-19-profundiza-crisis-penitenciaria-en-peru-alerta-onu-derechos-humanos/
[32] “CCL: Más de 88,000 reclusos dejan de generar al año S/ 980 millones”
Link: https://gestion.pe/economia/ccl-88-000-reclusos-dejan-generar-ano-s-980-millones-nndc-259216-noticia/
980 milioni di sol corrispondono a 262.720.497 di euro (dati valutafx.com del 15 Maggio)
[33] “Carceles peruanas: hacinamiento y alto costo economico”
Link: https://www.camaralima.org.pe/repositorioaps/0/0/par/r866_1/informe%20economico.pdf
[34] Link: https://cdn.www.gob.pe/uploads/document/file/582560/DL_1459.pdf
[35] “Aprueban bono para personal del INPE por emergencia nacional”
Link: https://www.inpe.gob.pe/prensa/noticias/item/4345-aprueban-bono-para-personal-del-inpe-por-emergencia-nacional.html
720 sol corrispondono a 193 euro (dati valutafx.com del 15 Maggio)
[36] Si prenda come dato indicativo il paragrafo “El hacinamiento carcerlario” del dossier “Volcar la miradas a las carceles. Situación de vulnerabilidad de lasPersonas Privadas de Libertad en lascárceles de ciudades capitales de Bolivia”, 2018, pagg. 352-358
Link: https://tbinternet.ohchr.org/Treaties/CED/Shared%20Documents/BOL/INT_CED_IFL_BOL_34226_S.pdf
[37] “Motín en la cárcel de San Pedro en Oruro; se reporta al menos dos fallecidos”
Link: https://eldeber.com.bo/174074_motin-en-la-carcel-de-san-pedro-en-oruro-se-reporta-al-menos-dos-fallecidos
[38] “Motín en la mayor cárcel tras la muerte de dos presos posiblemente por coronavirus”
Link: https://www.telam.com.ar/notas/202005/462567-motin-en-la-mayor-carcel-de-bolivia-tras-la-muerte-de-dos-presos-posiblemente-por-coronavirus.html
[39] Link: https://www.lexivox.org/norms/BO-DP-N4226.xhtml
[40] “Ley de Indulto beneficiará a unos 2.500 reclusos en el país”
Link: https://www.periodicobolivia.com.bo/ley-de-indulto-beneficiara-a-unos-2-500-reclusos-en-el-pais/
[41] “Defensoría del Pueblo observa demora en la implementación de las acciones para cumplir con el beneficio del indulto y amnistía”
Link: https://www.defensoria.gob.bo/noticias/defensoria-del-pueblo-observa-demora-en-la-implementacion-de-las-acciones-para-cumplir-con-el-beneficio-del-indulto-y-amnistia

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Proteste, rivolte e repressione nelle carceri dell’America Latina – Prima Parte

Articolo scritto da Sofia Bolten, pubblicato su Umanità Nova, numero 17, 17 Maggio 2020

In prigione il governo può disporre della libertà della persona e del tempo del detenuto; quindi, si intende facilmente la potenza dell’educazione che, non solamente in un giorno, ma nella successione dei giorni, perfino degli anni può regolare per l’uomo il tempo della veglia e del sonno, dell’attività e del riposo, il numero e la durata dei pasti, la qualità e la razione degli alimenti, la natura e il prodotto del lavoro, il tempo della preghiera, l’uso della parola e, per così dire, fin quello del pensiero, questa educazione che, nei semplici e corti tragitti dal refettorio al laboratorio, dal laboratorio alla cella, regola i movimenti del corpo e, perfino nei momenti di riposo, determina l’impiego del tempo, questa educazione che in una parola prende possesso dell’uomo tutto intero, di tutte le facoltà fisiche e morali che sono in lui e del tempo in cui egli esiste.”
da Lucas Charles, “De la réforme des prisons”, tomo secondo, 1838, pagg. 123-24.
Questa citazione viene riportata nella Parte Quarta “Prigioni” del libro di Foucault Michel, “Sorvegliare e punire. Nascita della prigione”, Giulio Einaudi editore s.p.a., Torino, 1993

Le carceri dell’America Latina sono rinomate per essere delle strutture dove permangono la corruzione, la violenza dei secondini, il sovraffollamento cronico e l’accesso quasi inesistente all’assistenza sanitaria dei/delle detenut*.
La recente pandemia di Sars-Covid-19 ha peggiorato le condizioni, già insostenibile, nelle carceri; i governi e le forze securitarie si sono adoperate nel mantenere la paura e l’insicurezza all’interno delle strutture carcerarie.
Con una situazione del genere, i/le detenut* non sono rimast* con le mani in mano: rivolte, proteste ed evasioni sono state le risposte a questo stato di cose.

Messico
La presenza dei cartelli della droga, del sovraffollamento e delle dure condizioni di vita all’interno dei penitenziari messicane, pongono i/le detenut* messican* in una condizione di privazione e violenza continua e costante.
Se da una parte vi sono associazioni – come “Presunción de Inocencia y Derechos Humanos” – che richiedono al governo maggiori cure mediche all’interno delle sovraffollate strutture messicane [1], dall’altra parte abbiamo proteste violente ed evasioni dei detenuti.
Il 19 Marzo al Centro de Reinserción Social Morelos [Cereso] evadono un numero indeterminato di prigionieri; il bilancio è di dieci detenuti feriti e tre deceduti. [2]
Il 1 Aprile, i migranti detenuti presso la Estación Migratoria di Tenosique hanno protestato per ritornare nei loro paesi d’origine; la risposta è stata la repressione violenta della Guardia Nacional e de la Policía Auxiliar, Bancaria, Industrial y Comercial. Il bilancio è stato di tre i feriti ed un morto per asfissia a causa “inalazione di gas tossico”. [3]
Il 30 Aprile e il 1 Maggio sono morti due detenuti di Sars-Covid-19 presso il Centro de Reinserción Social di Mexicali; i familiari dei detenuti morti si sono riuniti in protesta davanti alla sede del tribunale locale. La situazione all’interno delle carceri della Bassa California, come riporta il mainstream locale, è abbastanza preoccupante: i/le detenut* non ricevono cure e assistenze mediche. [4]
Con spirito propagandistico, il governo federale messicano il 22 Aprile emana una amnistia [5] dove verranno valutati, caso per caso ed entro quattro mesi, le richieste presentate. Come riportato dalla stampa locale, questa amnistia libererà solo il 7% della popolazione detenuta a livello federale mentre resta in carcere quella delle case circondariali [6], rivelando, quindi, l’inefficacia pratica di tale disposizione legislativa.

El Salvador
Il presidente salvadoregno Nayib Bukele ha approvato il restringimento delle libertà carcerarie verso gli appartenenti alle bande criminali.
Portati nei cortili nudi e seduti gli uni sopra gli altri, i carcerati hanno assistito ai lavori di sigillatura delle celle. Bukele riporta in modo trionfale su facebook:
“De ahora en adelante, todas las celdas de pandilleros en nuestro país, permanecerán selladas.Ya no se podrá ver hacia afuera de la celda. Esto evitará que puedan comunicarse con señas hacia el pasillo.Estarán adentro, en lo oscuro, con sus amigos de la otra pandilla.En la calle, seguimos capturando a todos los cabecillas de las 3 pandillas, ellos irán a esas celdas selladas. El pandillero que ponga resistencia será abatido con fuerza proporcional y posiblemente letal por nuestra fuerza pública.” [7]
L’utilizzo della violenza poliziesca e delle restrizioni carcerarie sono parte inclusiva del “Plan Control Territorial” [8] tanto voluto da Bukele e dalla borghesia salvadoregna – minacciata sempre più dalle violenze delle bande criminali.
Il supporto della polizia e delle forze armate verso Bukele è pressoché totale: basti vedere come l’esercito e la polizia abbiano fatto irruzione nell’Asamblea Nacional lo scorso 9 Febbraio o il bonus di 150 dollari alla Dirección General de Centros Penales [9] per il mantenimento del controllo nelle carceri.

Honduras
Dopo la violenta rivolta – e repressione annessa – di fine Dicembre 2019, l’esercito e la polizia nazionale honduregna hanno preso il controllo delle carceri. [10]
Secondo la Secretaría de Gobernación, Justicia y Descentralización, le carceri honduregne hanno una capacità di 8.000 unità; attualmente ne sono presenti circa 22.000. In una situazione di forte instabilità sociale e costante repressione l’attuale pandemia ha fatto la sua prima vittima tra i detenuti. La risposta dell’establishment istituzionale e militare è stato il contenimento del contagio all’interno delle strutture e l’esaltazione dei medici formati dall’OMS. [11]

Nicaragua
Stando a quanto detto dagli ex oppositori politici nicaraguensi – e riportato da “ForbesCentroAmerica” [8]-, nel carcere “La Modelo” – il più grande di tutto il paese – vi sono stati due decessi da Sars-Covid-19. La paura tra i detenuti [comuni e politici] è cominciata a serpeggiare. Freddy Blandón, ex direttore sanitario del carcere “La Modelo”, aveva avvertito come una possibile epidemia di Sars-Covid-19 all’interno della struttura potesse eliminare “circa tre quarti della popolazione carceraria”, in quanto i detenuti “hanno un sistema immunitario vulnerabile” a causa del “sovraffollamento e delle scarsa potabilità dell’acqua” e di “tutte le azioni coercitive” – specie “nel caso dei prigionieri politici.” [12]
Nonostante la scarcerazione di 1700 prigionier* [13], restano ancora in carcere gli/le oppositori/oppositrici al governo di Ortega. [14]

Costa Rica
Il 10 Aprile, presso il carcere di El Roble de Puntarenas, la polizia penitenziaria ha effettuato perquisizioni in alcune celle in cerca di telefoni cellulari. Stando alla cronaca locale[15][16], questi cellulari servivano per delle truffe. Ciò ha portato alle aggressioni dei detenuti verso i poliziotti. Andando oltre il linguaggio giornalistico sui feriti e sulla supposta truffa ordita dai detenuti [17], la volontà del governo è stata quella di approfittare di tutto il momento (pandemia e contenimento carcerario) per vietare le visite e, soprattutto, bloccare la diffusione di notizie verso l’esterno attraverso i cellulari. [18] Ecco come il Costa Rica “continua a contraddistinguersi a livello internazionale per la gestione del Covid 19”. [19]

Panama
Un gruppo di prigioniere del Centro Femenino de Rehabilitación “Cecilia Orillac de Chiari” ha protestato per la mancata assistenza a chi fosse affetta da Sars-Covid-19 all’interno delle strutture carcerarie e per una revisione dei loro processi. La risposta del governo panamense, attraverso la Dirección General del Sistema Penitenciario, è stata quella di mandare 5 veicoli della polizia per ripristinare l’ordine. [20]
Il Ministerio de Gobierno ha diramato un comunicato dove “applicherà delle misure di mitigazione in coordinamento con il ministero de Salud (Minsa) per ridurre i rischi di contagio” e impedendo “che la malattia si sviluppi nelle nostre strutture.” [21]

Caraibi
Nella Repubblica Dominicana, l’aumento dei contagi all’interno del carcere sovraffollato de “La Victoria” hanno portato ad una vera e propria rivolta – sedata violentemente dalla polizia. [22]
La presenza di 255 contagiati all’interno del citato carcere non ha fermato le parole di elogio della Procuraduría General de la República sulla produzione di maschere da parte della popolazione detenuta. [23]
Nel resto dei paesi dell’area – Cuba e Haiti in particolare -, i governi decidono di liberare una minima parte della popolazione carceraria [24] per gestire al meglio la macchina punitiva-penitenziaria.

Note
[1] “El exdetenido que ahora lucha por la liberación de presos en medio del COVID-19 en México”
Link: https://www.aa.com.tr/es/mundo/el-exdetenido-que-ahora-lucha-por-la-liberación-de-presos-en-medio-del-covid-19-en-méxico/1807985
[2] “Jornada violenta en Morelos: fugas, motines y amenazantes narcomantas”
Link: https://www.infobae.com/america/mexico/2020/03/20/jornada-violenta-en-morelos-fugas-motines-y-amenazantes-narcomantas/
[3] “Motín en estación migratoria de Tabasco deja un muerto y cuatro heridos”
Link: https://www.informador.mx/mexico/Motin-en-estacion-migratoria-de-Tabasco-deja-un-muerto-y-cuatro-heridos-20200401-0120.html
“El Instituto Nacional de Migración informa”
Link: https://www.gob.mx/inm/prensa/el-instituto-nacional-de-migracion-informa-239583
[4] “Mueren por Covid-19 internos y custodios de cárcel de Mexicali”
Link: https://www.jornada.com.mx/ultimas/estados/2020/05/02/mueren-por-covid-19-internos-y-custodios-de-carcel-de-mexicali-6490.html
[5] “Ley de Amnistia”
Link: https://www.dof.gob.mx/nota_detalle.php?codigo=5592105&fecha=22/04/2020
[6] “Ley de Amnistía solo sacará de la cárcel a 7% de presos y las liberaciones tardarían meses”
Link:https://www.animalpolitico.com/2020/04/ley-de-amnistia-impacto-presos-liberaciones/
“Ley de Amnistía, inútil para frenar coronavirus en cárceles: expertos”
Link: https://www.forbes.com.mx/noticias-ley-amnistia-inutil-carceles-coronavirus/
[7] Link: https://www.facebook.com/nayibbukele/posts/2851122591640580
[8] Il “Plan Control Territorial” è un piano strategico con cui la presidenza Bukele potenzia la macchina poliziesca e militare.
Questo piano inizialmente prevedeva 7 fasi; ma con i fondi attuali [pari a 572 milioni di dollari], possono essere avviati solo tre fasi. Al momento i finanziamenti sono arrivati con i prestiti del Banco Centroamericano de Integración Económica [BCIE].
[9] Link: http://www.dgcp.gob.sv/?p=6355
[10] “Militares y policías toman el control de las cárceles en Honduras – Diario El Heraldo”
Link: https://www.elheraldo.hn/pais/1342621-466/militares-y-polic%C3%ADas-toman-el-control-de-las-c%C3%A1rceles-en-honduras
“18 muertos en un tiroteo en una cárcel de Honduras”
Link: https://www.hoy.es/internacional/america-latina/dieciocho-muertos-tiroteo-carcel-honduras-20191221081214-ntrc.html
“Mueren 19 presos en Honduras en un nuevo motín carcelario, el segundo en menos de 48 horas”
Link: https://www.bbc.com/mundo/noticias-america-latina-50881979
“Jefe de las FFAA: En seis meses habrá un sistema penitenciario más confiable”
Link: https://www.elpais.hn/2019/12/24/jefe-de-las-ffaa-en-seis-meses-habra-un-sistema-penitenciario-mas-confiable/
[11] “Un preso muere de COVID-19 en Honduras”
Link: https://www.lanacion.com.py/mundo/2020/04/28/un-preso-muere-de-covid-19-en-honduras/
“Activan nueva fase de contención por COVID-19 en cárceles de Honduras”
Link: https://proceso.hn/actualidad/7-actualidad/activan-nueva-fase-de-contencion-por-covid-19-en-carceles-de-honduras.html
[12] “El COVID-19 en la cárcel La Modelo de Nicaragua sería “desastroso”, afirma un exfuncionario”
Link: https://www.eldiario.es/sociedad/COVID-19-Modelo-Nicaragua-desastroso-exfuncionario_0_1016999465.html
[13] “En esta Semana Santa más de 1,700 presos y presas regresan a sus hogares”
Link: https://www.migob.gob.ni/penitenciario/en-esta-semana-santa-mas-de-1700-presos-y-presas-regresan-a-sus-hogares/
[14] “Nicaragua excluye a opositores presos de masiva excarcelación”
Link: https://www.dw.com/es/nicaragua-excluye-a-opositores-presos-de-masiva-excarcelaci%C3%B3n/a-53070345
[15] “Motín en Cárcel de Puntarenas dejó varios heridos”. Link: https://www.puntarenasseoye.com/puntarenas/motin-en-carcel-de-puntarenas-dejo-varios-heridos/
[16] “Enfrentamiento en cárcel de Puntarenas por teléfonos celulares deja reo y tres policías heridos.”
Link: https://web.archive.org/web/20200413120949/https://www.nacion.com/sucesos/judiciales/enfrentamiento-en-carcel-de-puntarenas-deja-reo-y/DGTTWQZTW5D5ROIU7PQMR3F4L4/story/
[17] Link: https://www.mjp.go.cr/Comunicacion/Nota?nom=Cierre-de-centros-penitenciarios-a-visitas-se-prolongara-durante-la-siguiente-semana
Link: https://www.mjp.go.cr/Comunicacion/Nota?nom=Bloqueo-de-senal-celular-en-centros-penales-se-retrasara-debido-a-covid-19
[18] Nel caso specifico si cita il titolo dell’articolo “Costa Rica sigue destacando a nivel internacional por manejo del Covid 19” – e riportato come comunicato dell’Ambasciata del Costa Rica in Italia.
Link: http://www.repretel.com/actualidad/costa-rica-sigue-destacando-a-nivel-internacional-por-manejo-del-covid-19-183976
Link: http://www.embajadacostaricaitalia.it/it/costa-rica-destaca-en-america-latina-por-el-manejo-del-covid-19/
[19] Muertes de COVID-19 en mayor cárcel de Nicaragua asustan a “presos políticos”
Link: https://forbescentroamerica.com/2020/05/06/muertes-de-covid-19-en-mayor-carcel-de-nicaragua-asustan-a-presos-politicos/
[20] “#ÚltimaHora: Motín en la cárcel de mujeres ante brote de Covid-19”
Link: https://ensegundos.com.pa/2020/05/01/ultimahora-motin-la-carcel-de-mujeres-ante-brote-de-covid-19/
[21] “Sistema Penitenciario mantiene medidas de contingencia para evitar propagación del Covid-19”
Link: http://www.mingob.gob.pa/sistema-penitenciario-mantiene-medidas-de-contingencia-para-evitar-propagacion-del-covid-19/
[22] “Cuatros heridos en motín en cárcel dominicana por traslado de reclusos debido al covid-19”
Link: https://cnnespanol.cnn.com/2020/04/10/alerta-cuatros-heridos-en-motin-en-carcel-dominicana-por-traslado-de-reclusos-debido-al-covid-19/
“Penitenciaría La Victoria retorna a la normalidad; autoridades ofrecen informe sobre incidentes acontecidos en el penal”
Link: https://pgr.gob.do/penitenciaria-la-victoria-retorna-a-la-normalidad-autoridades-ofrecen-informe-sobre-incidentes-acontecidos-en-el-penal/
[23] “Autoridades completan en un 100% aplicación pruebas COVID-19 a población del penal La Victoria”
Link: https://pgr.gob.do/autoridades-completan-en-un-100-aplicacion-pruebas-covid-19-a-poblacion-del-penal-la-victoria-2/
[24] “Coronavirus.- Cuba libera a 6.579 presos de las cárceles en medio de la pandemia de la Covid-19”
Link: https://www.notimerica.com/politica/noticia-coronavirus-cuba-libera-6579-presos-carceles-medio-pandemia-covid-19-20200501012427.html
“Descongestionan cárceles de Haití ante amenaza de Covid-19”
Link: https://www.elpais.cr/2020/04/15/descongestionan-carceles-de-haiti-ante-amenaza-de-covid-19/

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Una lezione dall’Argentina del 2002. L’autogestione come resistenza alla crisi

Articolo scritto da Sofia Bolten e revisionato da Gaia, pubblicato su Umanità Nova, numero 16, 10 Maggio 2020

Secondo le morali religiose, borghesi e stataliste (rosse, nere, bianche o di qualsiasi altro colore politico), il lavoro è indice di ordine, nobiltà, crescita e rispetto per se stess* e per gli altr*.
Questi mascheramenti morali servono a coprire i meccanismi ripetitivi, conformisti e di disindividualizzazione del lavoro capitalistico. Non solo: si costringono gli individui ad accettare la divisione del lavoro.
Come spiega Kropotkin:
La divisione del lavoro è l’uomo classificato, bollato, contrassegnato per tutta la sua vita, a
far dei nodi in una manifattura o come sorvegliante in qualche industria, o come conduttore di una carriola nel tal sito della miniera ma senza avere alcun’idea di insieme di macchina, d’industria, di miniera, e perdendo per ciò stesso il gusto del lavoro e la capacità d’invenzione che, ai principii dell’industria moderna, avevano creato i meccanismi di cui a noi piace tanto vantarci con orgoglio.
Per rendere più accettabile – e a volte anche appetibile -, questa divisione, si è fatto ricorso a tutta una serie di aspetti psicologici utilizzati nei posti di lavoro: l’uso di un sottofondo musicale, l’utilizzo di colori vivi e rilassanti, l’uso di profumi, la possibilità di portare i propri animali al lavoro, fino al dialogo alla pari – quasi familistico oseremmo dire! – con il padrone/i.
Grazie a questi aspetti, il sistema capitalistico plasma l’individuo, facendo dello sfruttamento un bisogno fondamentale e trasformando le attività creatrici, i rapporti sociali con gli/le altr* e l’avere una propria identità in semplici passatempi e fughe dalla routine lavorativa.
Il lavoro così concepito diventa “attraente” e non più una pena; diventa piacevole ed erotico e non più costrittivo e castrante.
La lotta per smantellare il lavoro capitalistico ed approdare verso un lavoro autogestionario e volontario è una delle più grandi sfide del movimento anarchico.
È bene precisare come le classi dominanti abbiano ampiamente manipolato l’autogestione per fini elettorali e/o economici. Dal Maggio del 1968 fino ai giorni nostri, partiti e sindacati hanno cavalcato l’onda dell’autogestione come “sistemazione” del sistema capitalistico (considerato ora alienante, ora settorializzato e precarizzato). Ma l’autogestione non è stata chiamata in causa solo per gli “spot” elettorali e sindacalisti: essa ha avuto un ruolo nei meccanismi di regolazione interna anche in alcuni Stati, come la Jugoslavia titina o il Venezuela chavista.
I regimi citati (uno a base comunista, l’altro democratico) sono degli esempi che ci fanno comprendere come l’autogestione sia stata ad uso e consumo delle classi dominanti, concedendo agli individui un’apparente e fallace indipendenza e libertà sociale.
E non è forse questa “autogestione statale” una ripetizione degli schemi sociali, psicologici, culturali ed economici del lavoro capitalistico tout court?
Il lavoro autogestionario e volontario, per come è inteso in campo anarchico, non è un mezzo di ripristino borghese e burocratico dell’economia vigente, né una bandiera elettorale; esso ha lo scopo di distruggere i paradigmi su cui si basano oggigiorno i rapporti tra gli individui – ovvero su divisioni di classe, razza e genere – e spingere a rapporti mutuali e al lavoro creativo.
Se grazie al lavoro autogestionario e volontario si mette a nudo il lavoro capitalistico per quello che è in realtà (disumano e alienante), non dobbiamo dimenticare come l’applicazione di esso in un contesto come quello odierno sia subordinata al mercato concorrenziale capitalistico.
A questo punto sorgono due domande: come si sviluppano (o continuano, qualora siano già avviate) delle relazioni solidali ed eque all’interno delle aziende autogestite che devono competere con il mercato capitalistico? Può esserci un altro mercato o scambio non basato sulla concorrenza ma sulla condivisione e reciprocità?
I tentativi di risposta a queste due domande sono arrivate dai/dalle disoccupat* e dai lavoratori e dalle lavoratrici argentin* attraverso le Asambleas Barriales e il recupero delle fabbriche abbandonate dalla borghesia.
Per capire appieno ciò, dobbiamo fare una piccola digressione storica dei governi Alfonsin e Menem.

L’Argentina: dall’alfonsismo alla resistenza

Sono passati due anni dalla nomina di Alfonsin, due anni dalla instaurazione della “democrazia”. Molta gente vedeva nella “democrazia” la soluzione di tutti i problemi. Si credeva che i salari sarebbero aumentati, che sarebbe stato smantellato l’apparato repressivo, che si sarebbe goduto delle libertà pubbliche. Oggi vediamo che i salari dei lavoratori non solo non sono aumentati, ma sono diminuiti, anche la disoccupazione continua a crescere. Il governo radicale ama farci vedere che la drastica diminuzione dell’inflazione che si è prodotta con il piano “australe” ha avuto un grande esito. Questo è falso poichè i prezzi dei prodotti e le tasse sono continuati a salire, mentre i salari sono stati bloccati sin dal mese di giugno del 1985.
Così iniziava l’articolo “Argentina: democrazia e repressione. L’inganno della transizione democratica. L’epurazione che non c’è stata. L’ambiguità del governo Alfonsin” apparso su Umanità Nova il 27 Aprile-1 Maggio 1986.

Lo spaccato tracciato all’epoca dimostrava come il primo governo democratico in Argentina, dopo sette anni di “Proceso de Reorganización Nacional” (1), intendesse stabilizzare l’economia tramite la diminuzione dell’inflazione e il ripianamento dei debiti accumulatisi fin dall’inizio degli anni ‘80. Fu così che Alfonsin e la giunta “democratica” argentina inaugurarono un piano di stabilizzazione monetaria (chiamato “Plan Austral”), diminuendo i salari e aumentando il prezzo dei servizi.
Complice la stagnazione economica nel paese sudamericano, la risposta a queste misure economiche nei mercati internazionali venne accolto in modo negativo, facendo schizzare l’inflazione a cifre astronomiche. (2)
Se le proteste fino a quel momento storico (1983-1988) erano circoscritte, tra maggio e giugno 1989 queste aumentarono e vi furono numerosi casi di saccheggi dei supermercati. Alfonsin, per impedire una destabilizzazione del regime democratico (3), instaurò lo Stato di Emergenza contro i rivoltosi e indisse nuove elezioni presidenziali.
Con la vittoria di Carlos Saùl Menem alle elezioni presidenziali del 1989, vennero introdotte una serie di riforme neoliberiste come la Ley n. 23.696 o “Ley de Reforma del Estado” (4) e la Ley n. 23.697 o “Ley de emergencia economica” (5) che, nel giro di pochi anni, portarono alla privatizzazione di gas, petrolio, elettricità, acqua e dei servizi pubblici e sociali.
Le privatizzazioni messe in campo da Menem hanno portato al “controllo totale della società da parte dei grandi monopoli economici che hanno realizzato, dal suo avvento, la più grande concentrazione e centralizzazione capitalistica della storica economica argentina.” (6)
Le retorica menemista, infarcita di personalismo e decisionismo, aveva ottenuto come risultato quello di rinegoziare il debito con il Fondo Monetario Internazionale e trasformare l’Argentina in una enorme “Società per Azioni” – con il beneplacito delle dirigenze sindacali (prima fra tutte la Confederación General del Trabajo de la República Argentina (CGT)).(7)
Tuttavia le proteste e le rivolte contro i licenziamenti e la povertà si moltiplicarono: dal Santiagueñazo del 1993 alle manifestazioni del 1996-1997. A partire da queste situazioni sorsero i movimenti dei piqueteros e dei cortador de rutas che, in pochi anni, riuscirono ad organizzare disocuppat* e operai* contro la repressione economica e poliziesca.
La crescita economica, dei prestiti del FMI e della spesa pubblica, portarono l’Argentina di Menem ad una sorta di “miracolo economico.” Ma la crisi del Sud-Est asiatico del 1997 coinvolse le economie mondiali, specie quelle sudamericane. Le giunte di Menem prima e di De La Rua dopo mantennero il cambio fisso tra peso e dollaro nonostante l’alto debito pubblico e la diminuzione del PIL.
I prestiti del FMI e la dollarizzazione (8) spinsero la giunta di De La Rua ad aumentare esponenzialmente le tasse e a tagliare i salari – specie dei dipendenti pubblici.
Una situazione del genere fece schizzare la disoccupazione e l’inflazione alle stelle, mentre la borghesia trasferì i propri capitali all’estero.
Il punto di non ritorno si ebbe a Dicembre del 2001: con il limite di prelievo bancario e congelamento dei conti correnti, iniziarono le proteste.
La risposta della giunta De La Rua fu la repressione con uccisioni, arresti e torture all’interno dei commissariati. (9)
D’altro canto, i/le disoccupat* e i lavoratori e le lavoratrici argentin*, durante questo periodo, cominciarono a riunirsi formando le prime Asambleas Barriales. Grazie ad esse, si cominciò a parlare di gestione sociale, politica ed economica fuori dagli schemi neoliberisti.

Come riportato nell’articolo “Che se ne vadano tutti!”Argentina: autogestione di fabbriche e quartieri” (10):
Mense popolari, teatri, dibattiti, mercati dei disoccupati, e molte altre sono le attività di questi spazi, parenti stretti dei nostri centri sociali autogestiti. Molti sono già in pericolo di sgombero. Anche qua non si contano ormai più le minacce ricevute dagli/lle assembleisti/e. E l’autogestione é una splendida realtà anche in un’altra lotta importantissima che si sta portando avanti da un anno: le fabbriche ed imprese occupate ed autogestite dai lavoratori.
“Todo bajo control obrero” é il motto della Brukman, della Zanon, della Grissinopolis, della Chilaver, della clinica Junin, del supermercato el Tigre e di ormai moltissime altre imprese recuperate dai lavoratori. Fabbriche svendute, in procinto di chiudere, svuotate dei macchinari, abbandonate da padroni che si danno alla macchia per non affrontare i creditori e i diritti degli/lle operai/e, che vengono occupate da lavoratori e lavoratrici che coerenti col desiderio di costruire qualcosa di radicalmente nuovo, oltre che salvare i loro posti di lavoro, coscientemente hanno deciso di non ricreare lo stesso sistema verticale che li opprimeva: niente capi né direttori, ora é amministrazione operaia autogestita. E anche qui la repressione si fa sentire: innumerevoli tentativi di sgombero, a cui si è finora resistito con l’appoggio attivo dei disoccupati (che stanno cominciando ad essere integrati nelle fabbriche, appena possibile) e delle assemblee popolari […] É stato costituito un fondo di solidarietà nazionale con lo scopo di aiutare gli operai che già hanno occupato e quelli che intendono farlo”.

L’avvio delle autogestioni dei quartieri e delle fabbriche, ha portato ad un nuovo discorso sulle relazioni sociali, politiche ed economiche all’interno delle vite degli/delle argentin* che, per decenni, erano stat* vessat* dai regimi dittatoriali e democratici.

Bibliografia
Kropotkin Petr, “La conquista del pane”, Bologna, Libreria internazionale d’avanguardia, 1948, XII+173 p.
Kropotkin Petr, “La morale anarchica”, Milano, Casa Editrice Sociale, 1921, 60 p.
Berneri Camillo, “Il lavoro attraente”, Ginevra, Biblioteca di cultura libertaria, 1938, 40 p.
Fromm Erich, “L’arte di amare”, Milano, Oscar Mondadori, 2002, 166 p.
Fromm Erich, “Fuga dalla libertà”, Milano, Edizioni di Comunità, 1972, 255 p.
Gruppo di ricerche sull’autogestione, “Autogestione. Teorie, Interpretazioni, Realizzazioni”, Catania, 1974, 29 p.
Noir et Rouge, “Lo Stato, la rivoluzione, l’autogestione”, Catania, Edizioni La Fiaccola, 1974, 190 p.
Sachs Jeffrey D., “Developing country debt and economic performance. Country studies-Argentina, Bolivia, Brazil, Mexico”, Volume 2, Chicago, The University of Chicago Press, 1990, X+565 p.
Andrés Ruggeri, “Reflexiones sobre la autogestión en las empresas recuperadas argentinas”, pubblicato su “Estudios. Revista de Pensamiento Libertario”, nº 1, 2011, pagg. 60-79

Note
(1) Il “Proceso de Reorganización Nacional” (abbreviato come PRN) venne utilizzata da Jorge Rafael Videla durante il suo primo messaggio da presidente e dittatore militare della Repubblica Argentina il 26 Marzo 1976. L’instaurazione della dittatura militare di Videla e dei suoi futuri successori (Viola e Galtieri) pose l’Argentina in una morsa fortemente repressiva e violenta a livello sociale ed economico.
Fonte: “Mensaje presidenciales. Proceso de reorganizacion nacional. 24 de Marzo de 1976”, Buenos Aires, 15 Febbraio 1977, pagg. 7-15
(2) Vedasi la tabella al link: https://tradingeconomics.com/argentina/inflation-cpi
(3) Il timore di Alfonsin e della sua giunta era dovuto alle sollevazioni militari come quelle dei carapintadas tra il 1987 e il 1988. Le motivazioni di queste sollevazioni erano da ricercare nei vari processi sui crimini contro l’umanità avvenuti durante la dittatura militare.
I risultati ottenuti dai carapintadas fu la creazione della “Ley de obediencia debida” n. 23.521 con la quale si sollevavano le responsabilità delle forze armate durante il periodo della dittatura militare. Link: http://servicios.infoleg.gob.ar/infolegInternet/anexos/20000-24999/21746/norma.htm
(4) Con questa legge si avviava alla privatizzazione un gran numero di società statali e alla fusione e dissoluzione di vari enti pubblici.
Link: http://servicios.infoleg.gob.ar/infolegInternet/anexos/0-4999/98/norma.htm
(5) Con questa legge venivano definite le nuove forme di trasferimento di risorse verso la sfera economica; ciò comportava la liberalizzazione di alcuni mercati, la rimozione delle barriere tariffarie e para-tariffarie, il consolidamento di molteplici strutture oligopolistiche, ecc.
Link: http://servicios.infoleg.gob.ar/infolegInternet/anexos/0-4999/15/texact.htm
(6) “Tra cesarismo, corruzione e cretinismo parlamentare democratico”, Umanità Nova del 5 Dicembre 1993.
(7) “Argentina: lotte operaie contro demagogia borghese”, “Il comunista. Organo del partito comunista internazionale” del Maggio-Giugno 1990
(8) Con il termine dollarizzazione ci si riferisce all’utilizzo di una valuta straniera al posto della moneta nazionale.
(9) “Una rivolta di popolo. Cronaca delle giornate di dicembre in Argentina”, “Umanità Nova” del 3 febbraio 2002
(10) “Umanità Nova” del 10 novembre 2002

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Per una pandemia femminista

Articolo scritto da Eleonora Meo, pubblicato su Umanità Nova, numero 10, 29 Marzo 2020

“Finalmente…femministe fuori combattimento. Liberi dalla retorica dell’8 marzo”.(1)
Così titolava Libero all’indomani del DPCM del 4 marzo 2020 (entrato in vigore l’8 marzo) che prevedeva tra le misure restrittive anche la sospensione su tutto il territorio nazionale di manifestazioni, eventi, spettacoli e assembramenti sia pubblici che privati di qualsiasi natura. La Commissione di Garanzia ha vietato anche lo sciopero generale del 9 marzo indetto dal movimento transfemminista globale,(2) impedendoci così di attraversare una delle date per noi simbolicamente più significative.
Certo, l’articolo (scritto per giunta da una donna) di un quotidiano di destra, tristemente noto per essere misogino e per incorrere in ricorrenti strafalcioni politici (come l’aver prima inneggiato alla strage e poi successivamente minimizzato e ridicolizzato l’emergenza Covid-19), forse non è così indicativo per una lettura del sentire nazionale durante una pandemia. Oppure lo è? In fondo, si sa, in situazioni di emergenza o di urgenza rivoluzionaria (e la storia, alle donne, lo ha costantemente ricordato) bisogna saper accantonare le questioni secondarie e lasciare spazio alle istanze politiche considerate prioritarie nella lotta al capitale. Anche quando non si sostiene direttamente la subordinazione della donna all’uomo si finisce spesso per subordinare le sue istanze politiche. Quanti avranno pensato, e mi riferisco anche all’universo della sinistra, che forse questa volta l’8 marzo e la lotta contro il patriarcato potevano passare in secondo piano rispetto alla ben più grave minaccia di una pandemia globale?
Certamente la gravità di questa emergenza sanitaria e degli effetti ancora più nefasti che ne conseguiranno è innegabile e quanto mai tangibile. Com’è stato più volte ricordato, oltre trent’anni di sfrenate politiche neoliberiste attuate da governi e Unione Europea hanno minato già da tempo le nostre possibilità di sopravvivenza in un sistema economico che sfrutta tutte le specie viventi senza troppe distinzioni (attraverso allevamenti industriali intensivi, deforestazioni e inquinamenti ambientali, precarizzazione e sfruttamento delle lavoratrici e dei lavoratori, tagli e privatizzazioni della sanità pubblica, scarsissimi finanziamenti e politiche di supporto per il contrasto alla violenza di genere, disinvestimenti nell’edilizia pubblica e nell’offerta di abitazioni sociali, ecc.). È già stato stimato che la crisi economica e occupazionale che questa pandemia scatenerà sarà senza precedenti, ben peggiore della crisi del 2008 della quale a stento se ne stava intravedendo l’uscita. Ecco allora che il femminismo come movimento di liberazione dalle logiche capitalistiche del patriarcato e le questioni di genere ad esso legate non appaiono più così secondarie all’interno anche di questa pandemia. La domanda che ci vogliamo porre è: Quali sono e quali saranno le ricadute di questa emergenza sanitaria sulle donne e le soggettività lgbt*qia+? In che modo questa nuova crisi capitalistica continua a sfruttare il lavoro produttivo e riproduttivo femminile?
La retorica governativa dello “stare a casa” – fino a sabato indirizzata solo agli sportivi e a chi portava fuori il cane, dimenticandosi del padronato industriale e di quei datori di lavoro di settori non essenziali all’emergenza che continuavano a far lavorare i propri dipendenti – ha finito ben presto per cortocircuitare con le esigenze materiali delle persone, intaccando ben poco quelle del mercato.
Quando si parla di quarantena infatti non si devono dimenticare alcuni dati e aspetti che oltre ad essere fondamentali per la prevenzione del contagio lo sono anche per la violenza di genere, ovvero che nel 2019 l’81,2% dei femminicidi è avvenuto in famiglia e che spesso relazioni di coppia già compromesse rischiano di sfociare in violenza soprattutto quando l’abitazione è troppo affollata e non sufficientemente grande per consentire spazi vitali minimi ai suoi numerosi abitanti (lo stesso vale per le condizioni nelle carceri, nei centri di accoglienza per rifugiati e richiedenti asilo, nelle case di riposo per anziani e nei dormitori per le/i senza fissa dimora). Non a caso i periodi in cui generalmente le donne chiedono più aiuto sono le vacanze estive o le feste di Natale, ovvero quei momenti dell’anno in cui la convivenza si fa più serrata e il pericolo di subire violenza si fa sempre più probabile.
In queste settimane di quarantena per emergenza sanitaria i centri antiviolenza, le case rifugio e i centralini contro la violenza di genere hanno registrato un calo drastico di richieste di aiuto. Dai dati del Telefono Rosa, ad esempio, è emerso infatti che nelle prime due settimane di marzo le telefonate sono diminuite del 55,1% rispetto a quelle dello stesso periodo dell’anno scorso: le donne sopravvissute alla violenza che hanno chiamato il centralino sono diminuite del 47,7% mentre le telefonate di sopravvissute di stalking hanno registrato una diminuzione addirittura del 78,8%. Inutile precisare che il motivo principale è l’impossibilità materiale per le donne di chiamare quando sono chiuse in casa con il proprio oppressore, pensando che è meglio sopportare pur di non far esplodere partner violenti. Il rischio, naturalmente, è quello di ottenere un incremento di femminicidi e violenze domestiche su donne e persone lgbt*qia+ che non potranno ricevere aiuto.
Altra questione è quella della protezione dal rischio di contagio Covid-19 nei luoghi di lavoro. Come denunciato dalla rete D.i.Re., finora il governo non ha fatto nulla per fornire alle case rifugio, ai centri antiviolenza e a tutti gli altri presidi sociali collettivi (come le strutture che accolgono donne richiedenti asilo e rifugiate) strumenti adatti a gestire e a far fronte all’emergenza. Le operatrici dei cav (centri antiviolenza) e delle case rifugio si sono infatti dovute dotare in autonomia delle mascherine necessarie (per sé e per le donne ospiti) per continuare a svolgere il lavoro, senza aver ricevuto alcun aiuto da parte delle istituzioni. Ancora, l’ICRSE (International Committee on the Rights of Sex Workers in Europe) ha pubblicato lo scorso 18 marzo un documento intitolato “Covid-19: Sex Workers need immediate financial support and protection”(3) in cui si fa un appello ai governi nazionali affinché agiscano urgentemente per assicurare che lavoratrici e lavoratori sessuali possano accedere al supporto sociale durante la pandemia del Covid-19. Con l’autoisolamento e le restrizioni negli spostamenti, infatti, molte/i sexworker perderanno una parte, se non tutto, il loro reddito e dovranno affrontare difficoltà finanziarie, maggiore vulnerabilità, indigenza o perdita della casa. Molte donne non potranno inoltre accedere alle protezioni previste invece per altre categorie di lavoratrici, come ad esempio la malattia pagata.
Con il decreto “Cura Italia” del 16 marzo, la maxi-manovra da 25 miliardi che ha esteso la Cassa integrazione in deroga a (quasi) tutti i lavoratori, sono stati esclusi colf, badanti e baby-sitter, vale a dire circa 2 milioni di lavoratori che sono soprattutto donne e stranieri. Queste lavoratrici, che potranno accedere solo al Reddito di ultima istanza, rischiano non soltanto di restare senza lavoro nel pieno dell’emergenza coronavirus ma addirittura di essere licenziate, poiché per queste categorie la norma anti-licenziamento prevista dal decreto (che vieta licenziamenti per i prossimi 60 giorni) non vale. (4)
Il movimento transfemminista si deve fare portavoce delle istanze delle donne e delle soggettività non eteronormate che non hanno i privilegi economici per poter far fronte all’emergenza e deve insistere sulla necessità della creazione di un reddito di quarantena che dia la possibilità a tutt* di sopravvivere non soltanto durante questa emergenza ma soprattutto durante ciò che ne conseguirà. Non dimentichiamo che secondo gli ultimi dati Eurostat aggiornati a maggio 2019 (relativi alla popolazione compresa nella fascia d’età di 20-64 anni), nel 2018 la percentuale di occupazione femminile in Italia era pari al 53.1% rispetto al 72.9% di quella maschile (mentre i dati europei sono rispettivamente del 67.4% per le donne e 79% per gli uomini). All’interno dei dati sull’occupazione poi, senza naturalmente parlare del gender pay gap, bisogna sottolineare due aspetti che saranno fondamentali soprattutto quando a fine emergenza sanitaria subentrerà l’ormai certa crisi economica, ovvero il divario di genere nel lavoro part-time e lo storico divario Nord-Sud. Mentre il lavoro part-time è svolto ben dal 32.4% delle donne a fronte del 7.9% degli uomini, per motivi legati alle necessità di gestire i tempi di lavoro di produzione (salariato) e di riproduzione (domestico e di cura), all’interno dell’Italia la percentuale di donne con un’occupazione rivela un drammatico divario tra regioni del Nord e quelle del Sud: con una media italiana di occupazione femminile pari al 53.1%, è possibile notare come in Emilia Romagna è occupato il 66.9% delle donne, in Lombardia il 63.8% e in Veneto il 62.6% mentre agli ultimi tre posti ci sono regioni come la Calabria con il 33.5%, la Campania con il 31.9% e la Sicilia con solo il 31.5% di donne occupate.
Ebbene, è quanto mai necessario iniziare a chiederci cosa ne sarà di noi una volta finita questa pandemia. Per adesso teniamo duro su quei luoghi di lavoro ancora operativi e “restiamo a casa” (per chi può), ma quando tutto questo finirà ritorneremo in strada e presenteremo al patriarcato il conto anche di questa crisi capitalistica e emergenza sanitaria di Stato che, ancora una volta, sta esternalizzando i suoi costi maggiori sulle nostre vite. Quello che ci dobbiamo auspicare, allora, è che la prossima pandemia sia quella femminista.

Note
(1) https://www.lettera43.it/8-marzo-2020-manifestazione-donne-libero/
(2) https://nonunadimeno.wordpress.com/2020/03/02/vietato-lo-sciopero-del-9-marzo-per-lemergenza-coronavirus/
(3) http://www.sexworkeurope.org/news/news-region/covid-19-sex-workers-need-immediate-financial-support-and-protection
(4) https://www.linkiesta.it/it/article/2020/03/19/lavoro-domestico-decreto-cura-italia-colf-badanti-baby-sitter/45919/

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Overdose di Stato

Articolo scritto da Sofia Bolten e Lorcon, pubblicato su Umanità Nova, numero 9, 22 Marzo 2020

[Ora d’aria. I detenuti parlano fra loro]
[Voce dall’altoparlante] “Attenzione! Attenzione! La partita di calcio non verrà trasmessa”
[Detenuto #1] “In nome del popolo italiano” [segue pernacchia collettiva dei detenuti]
[Secondino #1] “Rientrate tutti nelle celle”
[Detenuto #2] “Non date retta a quello. Ci spetta un’altra mezz’ora”
[I secondini chiudono la porta che collega le celle al cortile. Urla dei detenuti e proteste sempre più veementi di quest’ultimi. I secondini si appostano sulle mura che sovrastano il cortile]
[Detenuto #3] “Vogliamo giustizia. Non siamo bestie!”
[Secondino #2] “ma che c’entra tutto questo con la partita?”
[Detenuto #4] “pure questo c’entra. E tutte le altre promesse che non avete mantenuto.”
[Secondino #3] “Ignoranti!”
[Detenuto #5] “Ignorante sei tu che stai qui pe’ 80mila lire al mese! Schiavo! Schiavo!”
[Secondino #2] “E voi che ce fate qui avanzo de fogna?!”
[Detenuto #6] “Vogliamo mantenere le nostre famiglie e vogliamo qui il giudice di sorveglianza. Capito?! Il giudice!”
[Detenuto #7] “Perchè nun ce fate i laboratori co’ tutti i miliardi che ce fregano?!”
[Detenuto #8] “Basta con i processi che durano degli anni!”
[Detenuto #9] “Meglio la morte che sto carcere.”
[Maresciallo dei secondini] “Silenzio, rientrare nelle celle. Pazienza ne ho poca. Obbedire!”
[Coro di sfottò dei detenuti] “Duce! Duce! Duce! Duce! Duce! Duce! Duce!”

scena tratta da “L’istruttoria è chiusa: dimentichi”, regia di Damiano Damiani (1971)

Il carcere è sempre stato ritenuto un luogo di punizione dove mandare chi non si fosse adeguato o normalizzato alle leggi vigenti. Il concetto di “correzione” o “educazione” dell’individuo, introdotto nel corso del XIX e XX secolo, è stato un modo per dare una parvenza di “umanità” – che tanto rincuora quelle anime belle intrise di un pietismo cristiano che farebbero impallidire uno Stirner o un Nietzsche dei bei tempi andati -, e formare individui rieducati alla paura ed alle logiche dell’attuale assetto socio-economico.
“La retorica della correzione e dell’umanizzazione delle carceri,” scrivevamo in “Carota e mercede”[1], non è altro che un tentativo squallido di nascondere lo sfruttamento e le violenze (fisiche ed economiche) verso i/le detenuti/e.”
Le strutture detentive presenti in Italia possono ospitare massimo 50mila unità. Stando quanto riportato dal Ministero della Giustizia [2], la popolazione carceraria si aggira intorno alle 61mila unità – 10mila in più della capienza che tutte queste strutture possono ospitare.
Anche se l’European Prison Observatory [3] riporta come il sovraffollamento coinvolga anche altri paesi europei come Francia, Ungheria e Romania [4], l’Italia e tutti i suoi governi hanno avuto sempre un atteggiamento di aperto e conclamato dispregio verso la popolazione carceraria.
L’ammassamento di esseri umani in una stanza – similare, oseremo affermare, a degli allevamenti di polli in batteria -, le condizioni igienico-sanitarie disastrate [5], le violenze delle guardie carcerarie [6] e lo sfruttamento economico all’interno delle strutture detentive [7] dimostrano oggettivamente come la punizione sia il punto cardine all’interno delle carceri italiane.

Cosa accade in una situazione del genere quando scoppia una pandemia
Da quando è cominciato a dilagare il Covid-19 in Italia, l’attuale governo ha emanato dapprima il D.L. n. 6 del 23 febbraio 2020 “Misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19”, per poi prendere ulteriori disposizioni sul contenere e gestire l’emergenza epidemiologica con un D.P.C.M. del 9 Marzo.
In una situazione di crisi del genere, i permessi premio e i contatti tra detenut* e parenti e avvocati sono stati normati attraverso l’articolo 2 comma 8 e 9 del D.L. n.11 dell’8 Marzo 2020, “Misure straordinarie ed urgenti per contrastare l’emergenza epidemiologica da COVID-19 e contenere gli effetti negativi sullo svolgimento dell’attivita’ giudiziaria.”

Tale norma è stata vista giustamente come un divieto e, da questo, si è scatenata la scintilla delle rivolte susseguitesi nei giorni successivi.
D’altra parte non si capisce come i familiari e avvocati nei colloqui possano essere veicoli di infezione mentre i secondini che fanno avanti e indietro dalla galera a casa loro no. [8] L’augusta idea del governo è stata quella di limitare ulteriormente le poche occasioni di contatto con l’esterno dei/delle detenuti “per il loro bene” eliminando del tutto la possibilità di colloquio al posto di farli svolgere in condizioni di sicurezza.
Le richieste dei/delle detenut* e dei loro familiari, fin dal principio, sono state le seguenti: ripristino dei colloqui, libertà per i/le detenut* con bassi residui di pena, maggiore accesso alle cosiddette misure alternative, fine del sovraffollamento e miglioria delle condizioni igienico-sanitarie dentro le mura carcerarie.

La risposta dello Stato non si è fatta attendere. L’intervento massiccio e violento delle forze dell’ordine ha causato sedici morti tra i detenuti: nove al carcere Sant’Anna di Modena – dove i detenuti hanno saputo che un recluso era risultato positivo al COVID-19 e l’amministrazione non aveva adottato nessuna misura di tutela -, due al Carcere della Dozza di Bologna e quattro al Carcere di Rieti. Imponenti agitazioni si sono avute nelle galere di tutta la penisola.

Le morti sono state tutte raccontate dalle veline del governo come overdosi a seguito del saccheggio delle scorte di metadone e benzodiazepine nelle infermerie cadute in mano ai rivoltosi. Una sola morte, nel carcere di Modena, è stata imputata all’inalazione dei fumi a seguito di un incendio.

Lo Stato si è rifiutato, fino a questo momento, di divulgare le generalità dei morti, i risultati autoptici e i resoconti dettagliati dell’accaduto persino ai familiari, aggiungendo l’insulto al crimine e gettando nella più cupa disperazione centinaia di persone che non sanno quale destino sia occorso ai propri cari.

Abbiamo abbastanza elementi per poter ritenere che la versione delle morti da overdose sia tutta da verificare se non direttamente una pura e semplice menzogna che serve a coprire la violenta repressione attuata dagli organi dello Stato nei confronti dei rivoltosi:

– per andare in overdose di metadone è necessario assumerne dosi massicce. La popolazione carceraria, largamente composta da sopravvissut* della guerra alla droga – il paradigma legalitario della gestione delle tossicodipendenze in voga da decenni – sanno come gestire le sostanze, specie il metadone – regolarmente distribuita dai SERT e con cui, qualunque tossicodipendente da oppiacei, ha esperienza. Risulta difficile credere che nel momento della rivolta, più di una decina di detenuti decida di suicidarsi assumendo dosi massicce di metadone o sbagli a calcolare le dosi andando in overdose accidentale. È da tenere conto come il metadone sia una sostanza che può trarre in inganno e, come tutti gli oppiacei, fa sviluppare una tolleranza; per cui un consumatore abituale può assumere dosi che ad altri risulterebbero letali. Ma è quantomeno strano che nello stesso luogo e nello stesso posto, mentre accade una rivolta, una decina di persone occorra nella stessa disgrazia [9]

– se anche si fosse verificato questo – cosa che risulta ben poco verosimile -, rimane il fatto che quattro dei nove detenuti deceduti di Modena sono morti durante le fasi di trasferimento dal carcere di Sant’Anna verso altri istituti di pena a seguito della repressione della rivolta. L’overdose da oppiacei, anche di sintesi, agisce causando una depressione respiratoria; in alcuni casi può manifestarsi ad alcune ore di distanza, accompagnata anche da altri sintesi. È quindi legittimo ritenere che questi morti siano stati caricati già privi di coscienza o in stato palesemente alterato e in stato di depressione respiratoria sui pullman della polizia penitenziaria. Come minimo saremmo di fronte a una grave omissione di soccorso con persone visibilmente non in salute caricate per un trasferimento verso un altro carcere e non portate in ospedale;

– dalle immagini che circolano è evidente un massiccio uso di lacrimogeni da parte dei reparti antisommossa. I lacrimogeni caricati con il CS sono noti per la loro letalità in concentrazione elevate in ambienti scarsamente areati[10];

– la Polizia Penitenziaria dello Stato Italiano è nota per la sua strutturale brutalità nel gestire la quotidiana non-vita dei carceri.[6] È legittimo e doveroso pensare che gli agenti, grazie alla mancanza di testimoni e alla copertura politica del governo , abbiano pensato di poter agire impunemente e ferocemente nel reprimere le rivolte.

Nella migliore tradizione della storia patria, quanto è avvenuto ha subito un immediato tentativo di insabbiamento sulle responsabilità che vanno dai secondini fino alle più alte cariche istituzionali.

I governi e le principali testate giornalistiche e televisive del paese, al cui coro si sono aggiunte le varie testate telematiche che campano di likes e condivisioni sui social network, hanno volutamente costruito negli anni il clima perfetto per il diffondersi della pestilenza del populismo penale.

Una pestilenza in rapporto simbiotico con l’ordinamento capitalistico della società: la proletarizzazione crescente di intere masse di popolazione e la necessità di mettere in qualche modo a valore o comunque gestire quell’umanità eccedente ai “normali” meccanismi di estrazione del valore dal lavoro.

La gestione capitalistica carceraria
Il crollo del patto sociale socialdemocratico, crollo dovuto alle sue fallacie interne e al tentativo di risolvere le contraddizioni del capitale definendo una cornice di compatibilità sistemica più ampia rispetto a quella del liberalismo classico, ha portato all’esclusione dall’ambito della produzione di ampie parti della popolazione. Una parte di questa popolazione si è potuta riciclare nell’economia dei servizi, sempre più spesso caratterizzata da ampi caratteri di informalità – di cui la gig economy è l’esempio più rilevante – mentre un’altra parte, sopratutto quella razzializzata, si è trovata esclusa tout court. Questa è l’umanità in eccesso rispetto alle esigenze del capitale. Va in qualche modo gestita e il paradigma di gestione è quello del deposito: detenzione amministrativa per chi non ha le carte in regola, detenzione penale per chi è rimasto inviluppato nella tela del diritto penale, che sempre più spesso è diritto penale del nemico.

Inoltre il paradigma carcerario permette di costruire un’economia, e quindi mettere a valore, questi depositi di umanità eccedente: ai carceri è legato tutto un indotto. In alcuni paesi, anche europei, esistono carceri private o a gestione privata (in Italia questo avviene solo per i CPR che sono spesso gestiti da privati) dove la forza-lavoro detenuta è costretta a lavorare a bassi salari[11] per una pletora di associazioni più o meno a scopo di lucro che forniscono servizi “rieducativi” per il “reinserimento in società dei detenuti”.

Il populismo penale fondato sulla certezza della pena, secondini e sbarre per tutt*, è la narrazione pubblica che serve a giustificare queste esigenze economiche.

La gestione emergenziale di fenomeni sociali come la microcriminalità -spesso legata al paradigma proibizionista in vigore per quanto concerne certe sostanze -, il legame tra permesso di soggiorno e contratto lavorativo, il razzismo strutturale e la necessità per le classi dominanti di alimentare continuamente il paradigma bellico sono le basi della carcerazione di massa.

A questi fattori vanno aggiunte certe specificità dell’ordinamento penale italiano quali: il processo di primo grado che ha spesso caratteri inquisitori; i giudici che ragionano nell’ottica del “tanto poi ci pensano i gradi successivi di giudizio ad assolvere”; la possibilità di passaggio da magistratura inquirente a magistratura giudicante; l’alto costo dell’assistenza legale di qualità; l’abuso della detenzione in attesa di giudizio – oltre diciassettemila i detenuti non ancora condannati [12] – ; e la diminuzione del ricorso alle misure alternative.

Da qua la condizione di sovraffollamento delle patrie galere. Alcuni potrebbero sostenere che la soluzione è quella di costruire più galere e di renderle più vivibili, nell’ottica di quella “filantropia gesuitica” già denunciata da Kropotkin [13] e propria dell’utilitarismo anglosassone. Ma la soluzione non risiede nel migliorare le gabbie ma, bensì, smantellarle e smantellare le condizioni sociali della loro esistenza.

Note
[1] Umanità Nova, 1 Luglio 2019
[2] Link: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_1_14_1.page?contentId=SST250612&previsiousPage=mg_1_14
[3] L’European Prison Observatory è un progetto coordinato dalla ONG italiana Antigone e sviluppato con il sostegno finanziario del Programma di giustizia penale dell’Unione europea. Attraverso questo progetto, vengono studiate e analizzate le condizioni dei sistemi penitenziari nazionali e i relativi sistemi di alternative alla detenzione, confrontando queste condizioni con le norme e gli standard internazionali pertinenti per la protezione dei diritti fondamentali dei detenuti.
[4] “Prisons in Europe.2019 Report on Europe an prisons and penitentiary systems”, pag. 6
Link: https://www.antigone.it/upload2/uploads/docs/Prisonsineurope2019.pdf#page=6
[5] Come riportato da Rosalba Altopiedi e Daniela Ronco in “Lo “sguardo competente’ delle relazioni delle Asl redatte ai sensi dell’art. 11 dell’Ordinamento penitenziario”, “nel 18% degli istituti visitati ci sono celle in cui non sono garantiti i tre metri quadri a persona; nel 7,2% degli istituti il riscaldamento non funziona; in un terzo degli istituti (33,7%) manca l’acqua calda nelle celle, mentre nella maggioranza delle celle (51,8%) continua a non esserci la doccia. Nel 4,8% degli istituti il wc non è in ambiente separato. […] Il numero settimanale di ore di presenza dei medici per 100 detenuti varia considerevolmente tra i vari istituti visitati, a conferma della grande disomogeneità dell’offerta del servizio sanitario tra regioni e tra territori di competenza delle singole Aziende Sanitarie. […] Ampia disomogeneità si registra anche rispetto alle ore di presenza di psicologi e psichiatri.[…]”
Link: http://www.antigone.it/quindicesimo-rapporto-sulle-condizioni-di-detenzione/insalubri-la-salute-incarcerata-2/
[6] Gli ultimi esempi ufficiali sono quelli accaduti tra Settembre e Ottobre 2019 presso il Carcere di San Gimignano (Siena) e la Casa Circondariale “Lorusso e Cutugno” di Torino.
[7] Le aziende che assumono detenuti/e all’interno delle strutture penitenziarie ottengono un credito d’imposta per ogni “lavoratore” o “lavoratrice” assunto/a di 520 euro mensili; nel caso di detenut* semiliber*, il credito d’imposta per ogni lavoratore e lavoratrice assunt* è di 300 euro mensili.
Questo credito di imposta spetta “nei 18 mesi successivi alla cessazione dello stato detentivo per i detenuti ed internati che hanno beneficiato della semilibertà o del lavoro esterno; nei 24 mesi successivi alla cessazione dello stato detentivo nel caso di detenuti ed internati che non hanno beneficiato della semilibertà o del lavoro all’esterno.”
Link: https://www.giustizia.it/giustizia/it/mg_3_4_4.wp
[8] Per esempio nel carcere di Sollicciano un agente penitenziario è risultato positivo al COVID-19. Vedasi “Covid-19, positivo un allievo guardia carceraria”, link: https://www.toscanamedianews.it/firenze-covid-19-positivo-tirocinante-guardia-carcere.htm
[9] Si veda il sunto sulle informazioni scientifiche presenti in questo articolo: https://blog.sitd.it/2020/03/10/sugli-otto-decessi-carcere-overdose-metadone-forse-uno-eroina/ il resto dell’articolo nella ricostruzione dei fatti lascia molto a desiderare e adotta una prospettiva giustificazionista
[10] https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/370336
[11] Si vedano gli articoli: “Carota o mercede” https://www.umanitanova.org/?p=10316 e “Questione carceraria e lotta di classe” https://umanitanova.org/?p=7946
[12] Link: http://wp.unil.ch/space/files/2020/02/SPACE-II_report_2018_Final_200212_rev.pdf
[13] “La prigione”, scriveva Kropotkin in “Prisons and Their Moral Influence on Prisoners”, “non previene il verificarsi di comportamenti antisociali. Anzi, ne aumenta il numero. Non migliora chi entra tra le sue mura. Per quanto possa essere perfezionata, rimarrà sempre un luogo di reclusione, un ambiente artificiale, simile a un monastero, che non farà altro che ridurre sempre più la capacità del detenuto di conformarsi alla vita di comunità. Essa non serve ai propri scopi. Degrada la società. Deve sparire. È un residuo di epoche barbare mescolato a filantropia gesuitica. Il primo compito della rivoluzione sarà quello di abolire le prigioni, questi monumenti alla ipocrisia e alla viltà degli uomini.”

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PDVSA in vendita?

Il Venezuela, pur essendo stato un punto di riferimento per la produzione di petrolio mondiale – nonostante la crisi economica degli anni ‘80 (1) -, soffre oggigiorno del crollo della produzione petrolifera.
Secondo l’ “OPEC Monthly Oil Market Report” del Dicembre 2019, in Venezuela vi è stata una diminuzione graduale negli anni sia delle perforazioni petrolifere – passate da 58 nel 2016 a 25 nel Novembre 2019 (2) -, che della produzione – passata da 1.911.000 di barili al giorno del 2016 a 697.000 barili al giorno del Novembre 2019. (3)
I dati riportati dall’OPEC sono discordi da quelli riportati dalle dichiarazioni dei dirigenti della PDVSA. Secondo l’azienda petrolifera di Stato, vi è stato un aumento della produzione del 20% – tra i 926.000 e i 965.000 barili al giorno – da quando sono in vigore le sanzioni statunitensi. (4)
A questa discordanza di dati, va aggiunto anche il pessimo stato – a livello di strutture e di organizzazione – della PDVSA.
Nel 2012, Sergio Sáez, un ingegnere meccanico, aveva descritto (5) come la PDVSA stesse subendo una progressiva perdita di potenziale produttivo a causa del deterioramento delle sue strutture e delle casse vuote – costringendo ad causando un aumento graduale del debito mediante l’emissione di obbligazioni a lungo termine da pagare alla Tesoreria Nacional, al Banco del Tesoro e al Banco Central de Venezuela -, che si andava ad aggiungere ai mancati pagamenti ai partner commerciali petroliferi che partecipavano alle imprese miste.
Un esempio recente di come il cattivo stato delle strutture e il carattere clientelare della dirigenza della PDVSA abbiano pregiudicato, lo scorso anno, un grosso investimento lo scorso anno con la China National Petroleum Corp (CNPC); questa, attraverso la PetroChina Co, volle coinvolgere l’azienda petrolifera di Stato venezuelana nel sud della Cina in un progetto di 10 miliardi. Quando la CNPC scoprì le condizioni organizzative della PDVSA, abbandonò ogni forma di collaborazione con quest’ultima. (6)
A distanza di un anno la multinazionale statunitense mass-mediatica e finanziaria “Bloomberg” pubblica l’articolo “Venezuela Weighs Privatizing Oil in Face of Economic Free Fall” di Fabiola Zerpa, Lucia Kassai e Ben Bartenstein. Secondo costoro i rappresentanti della dirigenza governativa si sono incontrati con Rosneft PJSC, Repsol SA ed ENI SpA per valutare la vendita delle proprietà petrolifere controllate dalla PDVSA e ripianare alcuni debiti di quest’ultima in cambio di beni.
L’incontro con queste tre multinazionali petrolifere è dovuto ai debiti che la PDVSA ha accumulato negli anni. Nell’articolo di Julianne Geiger, “The Fight For Venezuela’s Oil Is Heating Up” (7), vengono confermati i debiti contratti dalla PDVSA con le multinazionali citate, spiegando come la presenza di queste all’interno dell’azienda petrolifera di Stato possa avvenire solo con la modifica della Costituzione della Repubblica Venezuelana.
Per il governo di Maduro, e per tutta la boliburguesía, questa notizia – di cui vi sarà conferma nei prossimi giorni -, rientra nell’intenzione di recuperare terreno politico sia all’interno dell’OPEC che a livello dei mercati internazionali.
Risulta chiaro, comunque, come questo discorso sul petrolio sia un tentativo per chiudere una falla e continuare la diversificazione economica attraverso l’estrattivismo minerario. (8)

Note
(1) L’eccesso di produzione petrolifera degli anni ’80 e il conseguente crollo dei prezzi e fuga dei capitali, portarono le amministrazioni di Herrera Campins (1979-1984) e Lusinchi (1984-1989) ad allinearsi al capitalismo finanziario americano, trasformando la PDVSA da un’azienda di Stato in una multinazionale. Come scritto nella parte “La PDVSA e le Misiones Sociales come basi clientelari ed elettorali” dell’opuscolo “Venezuela: opportunisti e imbecilli al lavoro”, “le motivazioni di questa trasformazione erano dovute alla precisa volontà di mantenere l’autonomia aziendale, manovrando i contratti di servizi con le multinazionali e corrompendo l’entourage governativo.” Non bisogna dimenticare che la crisi economica degli anni ‘80 fu dovuta ad un fenomeno noto come il “male olandese”, dove “un settore industriale “trainante” per il PIL aumenti il valore della moneta nazionale e abbassi la competitività degli altri settori. Ciò comporta l’invischiamento dei servizi pubblici con gli interessi privati.
(2) Pag. 92 del documento. Link: https://www.opec.org/opec_web/static_files_project/images/content/publications/OPEC_MOMR_December_2019.pdf
(3) Pag. 58 del documento citato nella nota 2.
(4) “Producción petróleo de Venezuela en noviembre, la más alta desde que endurecieron sanciones EEUU”, Reuters dell’11 Dicembre 2019.
(5) “Desmontando el mito de la renta petrolera y de la “política petrolera revolucionaria” 2013-2019.”
Link: http://periodicoellibertario.blogspot.com/2012/07/desmontando-el-mito-de-la-renta.html
(6) “Exclusive: PetroChina to drop PDVSA as partner in refinery project – sources”, Reuters del 31 Gennaio 2019.
(7) Link: https://oilprice.com/Energy/Energy-General/The-Fight-For-Venezuelas-Oil-Is-Heating-Up.html
(8) L’esempio lo troviamo con il Plan Minero Tricolor, proposto a Giugno del 2019 dal governo di Maduro. L’obiettivo di questo piano è rilanciare l’economia nazionale attraverso l’estrattivismo minerario. La base di partenza, per il governo, è l’estrazione dell’oro nelle regioni dove governa il PSUV e stringere accordi con le aziende nazionali ed internazionali – specie con la Rusoro. I motivi di questa scelta sono le seguenti:
-pacificare parti del paese dove il PSUV ha una maggioranza schiacciante;
-diversificare l’economia in modo da uscire dall’iper-inflazione causata dal male olandese (causato a sua volta dall’estrazione petrolifera);
-mantenere stabile la produzione di 23 tonnellate d’oro (come dimostrato dal documento della World Gold Council. Link: https://mega.nz/#!bUQ0wAQK!RExZsCe3fCUFqdxjWlCEPXHvk_tDJkycnNbidYk9FDc )
-aumentare i guadagni ottenuti grazie ad un prezzo dell’oro in rialzo (come dimostrato nel grafico (link: https://goldprice.org/it/spot-gold.html) dell’ultimo anno). L’esempio calzante in tutto questo è l’esportazione di oro tra Venezuela e Turchia dello scorso anno. Link: https://www.oroyfinanzas.com/2018/07/venezuela-exporto-779-millones-oro-turquia-2018

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Silvia Federici: “Vendere la vagina non è peggio che vendere il cervello”

da cartacapital.com

Tradotto da Sofia; Revisionato da Gaia

Per l’italiana, il femminismo è stato capace di superare le illusioni del movimento negli anni ’70.

Gli studi sul passato di Silvia Federici sono spesso interrotti da una domanda insidiosa. Perché, nonostante i progressi, i femminicidi sembrano crescere nel mondo? Parte della risposta è nel libro recentemente pubblicato “Mulheres e Caça às Bruxas”, motivo della visita della pensatrice italiana a São Paolo per una serie di conferenze a settembre. Il libro riprende i temi del suo saggio più famoso, “Calibano e la Strega”, in cui sostiene che la persecuzione si colleghi alle radici del capitalismo e all’attuale violenza contro le donne. Federici sarà una delle protagoniste del seminario “Democracia em Colapso”, promosso dall’Editora Boitempo e supportato da CartaCapital.
[Federici] è stata anche a Bahia e Maranhão.

CartaCapital: Perchè dopo più di cinque secoli si parla di caccia alle streghe?:
Silvia Federici: la caccia alle streghe non è finita. Ancora oggi in Africa, in India e in alcune zone dell’Asia, migliaia di donne accusate di stregoneria vengono bruciate vive. Nella Storia non c’è mai stata una persecuzione così organizzata nel colpire direttamente le donne: chi le ha accusate di essere nemiche di Dio, della società e dell’umanità. Oggi viene riaperto il discorso contro le streghe, perché esiste un femminismo che rivendica questa immagine.

CC: E in che modo questa storia si relazione con il capitalismo?
SF: La caccia ai poveri, la conquista dell’America Latina, la schiavitù… tutto questo è stato storicamente riconosciuto come processo fondamentale di costruzione della società capitalista. Ciò che è stato ignorato è la persecuzione delle donne. La caccia alle streghe è stata, in linea generale, un grande attacco alla posizione sociale femminile. Ha ridefinito la riproduzione, la divisione sessuale del lavoro. Lo sai che c’è stata una caccia alle streghe in Brasile nei secoli XVI-XVII? Le santi madri del candomblé furono incolpate per le rivolte degli schiavi.

CC: Lei dice che i suoi studi sopra i femminicidi del passato sono frequentemente interrotti dall’incognita dell’esplosione del presente. A che conclusione è arrivata?
SF: Oggi non ci bruciano, ma ci uccidono, ci fanno a pezzi. Io mi ricordo il lavoro dell’antropologa e femminista argentina Rita Segato, che ha intervistato molti membri dei Maras, gang dell’America Centrale. Questi giovani le hanno detto che uccidono le donne per inviare messaggi ad altri uomini. Alcuni dimostrano la loro forza uccidendo la donna che amano. Questi sono ragazzi che hanno visto bruciare il loro quartiere, che hanno visto assassinare le loro madri. Le donne sono al centro degli attacchi istituzionali e individuali.

CC: Perché, nonostante sempre più persone soffrano di forme [di violenze] innominabili, una rivoluzione sembra così lontana?
SF: La vita è così miserabile che affrontarla giorno dopo giorno è una vittoria. Molte volte, le persone non vogliono mobilitarsi perché pensano: “Bene, peggiorerò la mia situazione.” Negli Stati Uniti l’aspettativa di vita è diminuita, i suicidi sono aumentati. Coloro che non si uccidono usano molti antidepressivi …

CC: Come potrebbe reagire il femminismo?
SF: Sapendo che in questa situazione non basta semplicemente dire no. E anche iniziando a costruire un’altra società dal basso. Non saremo in grado di resistere a questo attacco senza una lotta che sia anche costruttiva. Quando ci riuniamo, diventiamo più forti. Il femminismo non ti rende un soggetto astratto. E questo incoraggia, rende le donne parte di qualcosa di più grande di loro, consente loro di superare le paure e le miserie individuali. Non sto dicendo che gli uomini non possano capirlo, ma penso che le donne lo capiscano meglio.

CC: Quali sono le sue impressioni sulla nuova generazione di femministe?
SF: Sono molto felice di vedere un nuovo femminismo che ha superato le illusioni del movimento degli anni 1970. La maggior parte delle colleghe del mio tempo sono state sedotte dalle Nazioni Unite, dal lavoro più socievole e creativo fuori casa. Credo che le giovani donne abbiano una diffusa consapevolezza che la società capitalista non è sostenibile. E portano sul tavolo molti argomenti, tutti collegati: violenza contro le donne, distruzione dell’ambiente, sessualità binaria. Questo è tutto molto bello.

CC: Il lavoro domestico è ancora parte della routine per la maggior parte delle donne. Se no, è pagato in modo precario. Come cambiare?
SF: Il movimento femminista americano ed europeo degli anni ’70 fece crescere l’illusione che lavorare fuori casa fosse una panacea. Abbiamo visto che non è così. Ciò ha creato un nuovo tipo di disuguaglianza. Penso che la soluzione sia un movimento che unisce le donne che lavorano a casa gratuitamente con quelle che lo fanno in cambio di uno stipendio. Nonostante le diverse situazioni, c’è un interesse comune: rivalutare questo lavoro. E anche riorganizzarlo, creare forme più collettive e cooperative.

CC: E il lavoro sessuale? È un tema che divide il movimento …
SF: È chiaro che il lavoro sessuale è un lavoro di sfruttamento violento. Ma non è l’unico. Il femminismo dovrebbe dare più possibilità a tutte le donne, non dire quale sia la migliore forma di sfruttamento. È una visione moralista, miope e che, alla fine, serve per dividere ancora di più le donne. Sostengo l’abolizione di tutte le forme di sfruttamento. Vendere la vagina non è peggio che vendere il cervello.

CC: Lei ha seguito i gruppi virtuali che odiano le donne, come gli incel?
SF: Studierò meglio questo movimento, perché mi viene sempre chiesto. Mi sembra una ristampa di un gruppo degli anni ’80 che rivendicava la ripresa di una posizione centrale per l’uomo, dispiaciuto di aver “lasciato” uscire la donna da casa … Un orrore, un’ipocrisia. Se il capitalismo sfrutta gli uomini, ha anche dato loro una serva. Al servizio di tre capi: essi, i bambini e il capitale. Lo sfruttamento delle donne coinvolge tutto il loro corpo: sentimenti, procreazione, sessualità. È un modello di sfruttamento molto più invasivo di quello mascolino. Quello che chiamano amore è un lavoro non retribuito.

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Il culto della proprietà economica

 

Nel 2008 un gioielliere uccide due ladri e ne ferisce un altro. Dopo 11 anni e due processi, il gioielliere viene condannato a 13 anni. A differenza del periodo in cui vennero uccisi i due ladri, i social erano ancora in fase di potenziamento, relegando i cori di indignazione a quotidiani come “Il Giornale” e “Libero Quotidiano” e a vari esponenti politici legati al centro-destra.
Oggi giorno i social hanno invaso le nostre vite. Come dimostrato dai cori di indignazione delle ultime ore sui social – in particolare sulle pagine di giornali come “Corriere della Sera”, “La Sicilia” e “Cataniatoday” -, l’esacerbazione delle visioni securitarie e della proprietà privata, rientrano nella logica politica ed economica di uccidere e giustificarsi/auto-assolversi allo stesso tempo.
“La proprietà è mia e la gestisco come mi pare!” direbbe il più scalmanato e gretto di questi bottegai. Eppure, nella loro volgarità e compiacenza, dimostrano un realismo crudo che va al di là di qualsiasi codice giuridico.
La proprietà e il suo gestore diventano un tutt’uno, un essere che ha o un avere che è; la mescolanza tra essere-avere porta l’individuo ad immedesimarsi nel feticcio da lui creato.
Questa immedesimazione si trasforma in alienazione e, successivamente, in frustrazione perchè l’individuo sa di non essere eterno come la proprietà o, giusto per citare una novella verghiana, la Roba. Allora il proprietario cerca in ogni modo di avere eredi – rigorosamente maschi ed eterosessuali in quanto continuatori della “stirpe” -, intessendo rapporti sociali e politici a destra e a manca -non curandosi se siano accettati a livello legale o normativo.
In tale contesto, il furto per il proprietario, ha una duplice funzione: da un lato egli vende prodotti ottenuti dal furto di tempo e lavoro di altri individui, dall’altro cerca di difendersi da tentativi di appropriazione ai suoi danni.
Occorre dividere questa appropriazione in due tipologie: legale e non-legale. Nella prima tipologia troviamo le tasse di cui il proprietario si lagna continuamente, richiedendo alle compagini politiche di abbassarle ulteriormente e cercando di utilizzare ogni mezzo possibile per non pagarle (attraverso la corruzione, la delocalizzazione, il riciclaggio etc); nella seconda troviamo le rapine commesse da non-proprietari ovvero atti imprevedibili e fuori dal controllo dei proprietari.
La paura per quest’ultima tipologia si manifesta non solo con la richiesta a gran voce di forze dell’ordine e norme penali contro i non-proprietari ma anche, soprattutto, con l’utilizzo di armi da fuoco per una supposta “difesa personale” – come se fossero attori di un film poliziesco italiano degli anni ’70!
E quando a qualcuno di loro va male perchè condannato da quel sistema giudiziario supportato fino a quel momento, ecco intervenire in loro aiuto giornali, politici e social che richiedono come una mandria belante manette e pistole (e morte violenta anche) verso coloro che rubano o rapinano.
Il culto della proprietà e il dileggio morale e repressivo di una società ed economia basate sul furto legalizzato è salvo quindi!

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Rivolta in Cile. La violenza politica sessuale: strumento repressivo in dittatura e in democrazia

tratto da “El Sol Àcrata. Periòdico Anarquista”, numero 5, Cile, anno VIII, Ottobre 2019, pag. 3

Gli ultimi giorni dell’Estado de Emergencia hanno registrato 1692 persone arrestate, 226 ferite, 5 uccise per presunte azioni da parte degli agenti statali e 3 denunce di violenza sessuale. Questi sono solo i dati ufficiali registrati dall’Instituto Nacional de Derechos Humanos (INDH) [1]. E sono questi: dati. Molti altri sono i racconti che mostrano la brutalità delle forze repressive. Questo sabato [2] Pamela fu arrestata in un caceroleo con suo padre nel settore di San Isidro. Dirett* verso la stazione di polizia, uno degli agenti di polizia ha minacciato di aggredirla sessualmente, gridando “vediamo se ti piace nel culo!” [3]
Domenica 20 ottobre, un’altra donna è stata arrestata dal personale della Escuela de Telecomunicaciones dell’Esercito all’interno di un supermercato Acuenta del comune di Peñalolen. [4] Insieme ad altre persone è stata legata con lacci di plastica, costretta a sdraiarsi a faccia in giù sulla spazzatura, mentre le puntavano una pistola in faccia, minacciandola di sparare se si muoveva. Con l’arma toccavano il suo corpo, mentre registravano la situazione tra prese in giro e [minacce] di penetrazione con il fucile. [5]
L’orrore e la rabbia nel sentire queste testimonianze, [ci] ricorda[no le] tante storie di crimini sessuali commessi contro le donne durante la dittatura [6] -che fino ad oggi è ancora in vigore. Ma questi anni di democrazia – che non è stata altro che la dittatura del capitale -, le donne sono state tormentate in vari contesti con le molestie sessuali delle forze repressive dello Stato. Nel marzo di quest’anno, i carabineros de civil, Rubén Gálvez Albarrán e Bastián Rojas Norambuena violentarono una donna a Punta Arenas. Entrambi furono licenziatii ma in agosto le indagini vennero chiuse, indicando che non c’erano più le basi per provare il crimine che ella stessa aveva denunciato il giorno dopo l’accaduto – un episodio che dovette riferire più volte solo per ottenere l’indifferenza del sistema giudiziario.[7] Carezze, denudazioni in caserma, insulti e minacce di molestia sessuale e stupro. La violenza politica nei confronti delle donne si è mantenuta costante. Lo Stato è patriarcale e lo sono anche le sue istituzioni repressive, indipendentemente dal fatto che siamo in democrazia o in dittatura. Si tratta di un’aggressione differenziata nei confronti dei corpi e della sessualità delle donne, esercitata come pratica sistematica ed esplicita. Non sono atti insignificanti; non commettono errori, nemmeno se esagerano. È un meccanismo di controllo e subordinazione. Cercano di imprimere nel corpo un castigo, registrando nella sua memoria una sanzione che pretende di essere trasmessa di generazione in generazione, perpetuando la paura come avvertimento per rimanere nel posto assegnato. Molestano i nostri corpi che non si sottomettono al mandato sociale. Molestano la doppia ribellione; contro il suo modello economico di precarietà – che ruba le nostre vite -, e il suo ordine di dominio che è sostenuto solo a nostre spese e contro di noi. Per questo il castigo si dirige alla sessualità: per ricordarci qual è il posto assegnato ai nostri corpi dal loro ordine, quel luogo di subordinazione dal quale abbiamo lottato tanto per uscire. In tempi di terrorismo neoliberista e militarizzazione di territori, dobbiamo ricordare più che mai che la violenza politica sessuale è stata – e continua ad essere – uno degli strumenti repressivi centrali dello Stato contro le donne[8]; ecco perché dobbiamo raggrupparci, aiutarci e difenderci tra di noi.

Note del traduttore
[1] I dati dell’INDH si riferiscono alla giornata del 22/10/2019 (come riportato dai siti di Telesurtv e della CNN-Chile. Link: https://www.telesurtv.net/news/chile-protestas-represion-policial-criminalizacion-manifestantes-20191022-0036.html ; https://www.cnnchile.com/pais/fiscalia-identidades-personas-muertas-indh-querellas-agresiones_20191022/ )
[2] Fatto avvenuto il 19 Ottobre 2019.
[3] Link: https://www.eldesconcierto.cl/2019/10/21/asi-las-reprimen-en-estado-de-excepcion-mujeres-denuncian-golpizas-humillaciones-y-amenazas-de-violacion/
[4] Come riportato da biobiochile, l’Esercito del Cile ha detto che “saremo implacabili di fronte al vandalismo che sta distruggendo la nostra infrastruttura critica e vitale per la popolazione”
Link: https://www.biobiochile.cl/noticias/nacional/region-metropolitana/2019/10/20/video-muestra-a-50-saqueadores-en-el-piso-llorando-tras-ser-detenidos-por-el-ejercito-en-penalolen.shtml
[5] “Amenazaron con penetrarla con el fusil”: INDH denuncia grave actuar de militares contra mujer.
Link: https://www.24horas.cl/nacional/amenazaron-con-penetrarla-con-el-fusil-indh-denuncia-grave-actuar-de-militares-contra-mujer-3675606
[6] Nell’ “Informe de la Comisión Nacional sobre Prisión Política y Tortura” – commissione istituita nel 2003 con il decreto numero 1040 -, viene riportato come le donne fossero oggetto di violenze sessuali. Parte di questo Informe è stato ripreso nel libro del giornalista Daniel Hopenhayn, “Así se torturó en Chile (1973-1990)”.
Link del decreto numero 1040: https://www.leychile.cl/Navegar?idNorma=217037&idVersion=2005-03-17
Link dell’Informe (pagg. 251-259): https://bibliotecadigital.indh.cl/handle/123456789/455
[7] Link: https://www.eldesconcierto.cl/2019/10/15/la-denuncia-de-violacion-contra-dos-carabineros-que-remecio-puerto-natales/
[8] Il caso di Daniela Carrasco rispecchia quanto detto: in nome di un controllo etero-patriarcale dei corpi delle donne, Carrasco è stata torturata, stuprata e assassinata dai militari. Il suo corpo è stato impiccato davanti al Parque Jarlan di Santiago del Cile per intimorire – secondo il Colectiva Feminista de lo Espejo – gli abitanti (specie le donne) nel ribellarsi.
Anche la rete Ni Una Menos e la Red de Actrices Chilenas hanno accusato il governo e i militari della morte della donna.

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